C’è una targa incastonata tra le antiche mura della mia città, Cagliari.
Non fu affissa per volere di chissà quale autorità ma per desiderio di gente come noi, lettori, riuniti nel Club Amici del Libro.
Dal 1955, il marmo celebra un milite.
Le incisioni recitano quanto segue:
“Soldato della spedizione spagnola in Tunisia, Michele Cervantes giunse nel mare cagliaritano nel settembre del MDLXXIII”
Miguel de Cervantes Saavedra in quel finire dell’estate del 1573 aveva appena compiuto ventisei anni, era nato nel settembre 1547.
Un uomo fatto, per l’epoca, un veterano della battaglia di Lepanto, carattere fumantino.
Un ragazzo, secondo il parametro moderno.
Ed è a un giovane che ho sempre pensato, immaginandolo bighellonare fra i vicoli del porto, trascinarsi con i compagni di ventura sin sui bastioni del Castello fortificato per ammirare il golfo degli Angeli o la basilica di Bonaria.
Uno sguardo a Los Angeles, uno a Buenos Aires: questi erano i nomi, perché per quasi quattrocento anni noi sardi siamo stati di Spagna.
Mani sull’elsa della spada davanti al mare placido, costellato da alberi e vele delle navi da guerra, Miguel a Cagliari si godeva la pace prima di immergersi in una nuova sanguinosa missione.
Pensava già al suo don Chisciotte? tratteggiava già l’asinello con in sella Sancho Panza?
Francesco Abate
dall’introduzione a Storie Barocche, ed. Piemme