Rimettere le ali

Torna a fiorir la rosa
che pur dianzi languia…
Dianzi? Vuol dire dapprima, poco fa.
e quando mai può dirsi per stagioni
che s’incastrano l’una nell’altra, amorfe?
Ma si parla della rifioritura
d’una convalescente, di una guancia
meno pallente ove non sia muffito
l’aggettivo, del più vivido accendersi
dell’occhio, anzi del guardo.
È questo il solo fiore che rimane
con qualche metro d’un tuo dulcamara.
A te bastano i piedi sulla bilancia
per misurare i pochi milligrammi
che i già defunti turni stagionali
non seppero sottrarti. Poi potrai
rimettere le ali non più nubecola
celeste ma terrestre e non è detto
che il cielo se ne accorga basta che uno
stupisca che il tuo fiore si rincarna
si meraviglia. Non è di tutti i giorni
in questi nivei défilés di morte.

“La danzatrice stanca”, E. Montale

Nel 1969, sei anni prima di vincere il Premio Nobel per la letteratura, Eugenio Montale dedicò dei versi a Carla Fracci all’epoca incinta e lontana dalle scene. Montale frequentava spesso la Scala di Milano e divenne amico di Carla Fracci in un rapporto di stima reciproca. Montale definisce il ritorno sul palco dopo la maternità come un “rimettere le ali”. (Joker70)