Tutto il molteplice possibile

“Mi sembra di poter rivolgere agli uomini un caldo appello perché finalmente vadano oltre il loro triste, monotono, insopportabile simbolico di guerra, che trasforma tutto in militare: l’amore diventa conquista, la scuola caserma, l’ospedale guardia e reparti, la politica tattica, strategia e schieramento. In questo modo non si va oltre lo scontro fisico in uniforme ed è chiaro che la parte non bellicosa della popolazione non partecipa, il movimento diventa sempre più militarizzato, e si va incontro a un sicuro insuccesso: i poteri forti si rafforzano sulla nostra stupidità. Nella storia dei movimenti di lotta vi sono altre forme: il movimento sindacale e operaio elaborò, ed usa, nella sua lunga vicenda, tutte le forme dell’azione nonviolenta come assemblee, petizioni, scioperi, manifestazioni pacifiche, picchetti e infine sabotaggi. Il movimento femminista, fin dai tempi delle suffragiste, ha trovato altri strumenti ancora per mostrare dissenso, contrasto e agire il conflitto: manifestazioni, grafica, sit-in, musica, resistenza passiva, training autogeno, danza, sarcasmo, canti, visibilità dei corpi nella loro varietà inerme, tutto il molteplice possibile, niente di uniforme o in uniforme”.

Lidia Menapace, partigiana, politica, saggista