Di Carlo che divenne Carla, credenze radicate e ricchezza di forme

A un certo punto della vita, dopo aver rischiato di cedere alla disperazione, Carlo aveva voluto credere che sotto la vastità del cielo ci fosse un posto anche per lei: da qualche parte sarebbe stata amata da Dio e dagli uomini per quello che era. Quel posto lo trovò al Gruppo Abele. Nell’accoglierla e accompagnarla lungo il delicato percorso che avrebbe fatto di lei una donna anche nel corpo e all’anagrafe – non meno importante, questa riconosciuta identità sociale! – abbiamo sperimentato che persino le credenze più radicate possono essere spazzate via dalla ricchezza di forme in cui si manifesta l’esistenza. Come spesso accade, ciò che si diventa per scelta lo si incarna con maggiore intensità rispetto a ciò che ci si trova a essere per caso. Così Carla, fino alla fine dei suoi giorni, fu una campionessa di quelle che consideriamo le maggiori virtù femminili. Sensibile, intuitiva, creativa e spirituale. Addirittura materna. Senza mai del resto venire meno alla sua vocazione. Sulla sua lapide è scritto: “Carla, sacerdote per sempre”. (Don Luigi Ciotti)

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