Lucrezia (in valenciano Lucrècia Borja, in spagnolo Lucrecia de Borja) parla da 500 anni fa eppure il suo messaggio è quanto mai attuale per i tanti aspetti che legano la sua epoca alla nostra e per la sua storia di Donna che con tenacia, pazienza, sensibilità, Cultura riesce a non perdersi e poi a emergere in un mondo che relegava le donne in stretti ambiti definiti dall’altro sesso.Attraversò un’epoca violenta, di precarietà e grandi disuguaglianze fra pochi ricchi e sterminate masse di poveri, pervasa di maschilismo e tinte fosche e luminose in massimo grado in cui si successero guerre, epidemie, cinici scontri politici ma anche forti spinte al cambiamento, alla Riforma e al misticismo.
Il solo essere donna e figlia illegittima di un Papa e di una locandiera la marchiò da subito come “frutto del peccato”.Al resto pensarono i potenti e dissoluti congiunti e le loro Corti, di cui a lungo fu oggetto per trame matrimoniali: Rodrigo Borgia, papa Alessandro VI, che fece attraversare alla Corte pontificia una delle epoche più sfrenate, e il fratello Cesare su cui il Machiavelli scolpì il suo Principe, insuperato modello di cinismo politico di cui viviamo le degenerazioni delle degenerazioni.Eppure Lucrezia seppe prendere il meglio del passionale animo Borgia, così come degli insegnamenti e della vita della scaltra madre Vannozza e della Cultura nella quale fu educata e ne fece strumenti per preservarsi e liberarsi del soffocante abbraccio di padre e fratello. Alla lunga è riuscita pure a emergere dalla damnatio memoriae cucitale addosso dagli avversari dei Borgia e da una fervida e secolare trattatistica che ebbe in Victor Hugo e nella sua tragedia teatrale il culmine.
Lucrezia la lasciva, l’avvelenatrice, la mantide divora uomini così lontana dalla Lucrezia dai numerosi aborti, splendida Signora rinascimentale della Corte di Ferrara che a un certo punto, piegata dalle peripezia, iniziò a indossare il cilicio, s’iscrisse al Terz’ordine francescano, si legò ai seguaci di San Bernardino da Siena e di Santa Caterina (il misticismo che la Controriforma stroncherà), fondò il Monte di Pietà di Ferrara per soccorrere i poveri e morì nel 1519, a trentanove anni, per complicazioni dovute all’ennesimo parto.
E’ questa Lucrezia che Maria Bellonci svela inserendo “nella nostra realtà vivente la presenza di Lucrezia Borgia, luminosa e nello stesso tempo pervasa di malinconie indecifrabili ma anche di un potente magnetismo vitale; una creatura che rimase costantemente, fra le più cupe tragedie del suo ambiente, isolata da esse, in solitudine ma sempre al centro della propria esistenza”. (Joker70)