La foresta di Scissy vicina all’attuale Mont Saint-Michel, allora non ancora invasa dal mare, era abitata due tribù celtiche, che utilizzavano l’isolotto tidale (da tide, marea in inglese, isola collegata alla terra da una banda sabbiosa ricoperta periodicamente dall’alta marea) per i culti.
Secondo l’abate Gilles Deric, storico bretone del XVIII sec., il santuario era dedicato a Beleno, il dio gallico del Sole (Mons vel tumba Beleni, ossia “Monte o tomba di Beleno”).
Con l’arrivo dei Romani nuove strade percorsero quella che al tempo era chiamata Armorica. Una di queste collegava Dol a Fanafmers e passava ad ovest del Mons Belenus (“Monte Beleno”). Con l’avanzare delle acque fu progressivamente spostata verso est, fino a fondersi con la via che passava per Avranches.
Verso il IV secolo nella zona comparve il Cristianesimo e un primo oratorio dedicato al primo martire Santo Stefano sorse a mezza altezza del monte.
Ad esso se ne unì un secondo in onore di San Sinforiano, primo martire dei Galli, ai piedi della roccia.
Su questi luoghi vegliavano degli eremiti, sotto la tutela del curato di Astériac (Beauvoir).
San Colombano, monaco irlandese evangelizzatore d’Europa e fondatore fra gli altri del monastero di Bobbio, attorno al 590 avrebbe pregato nell’oratorio di Santo Stefano nel cammino destinato a condurlo a Luxeuil e Bobbio.
Secondo la leggenda l’arcangelo Michele apparve nel 709 a Sant’Auberto, vescovo di Avranches, chiedendo che gli fosse costruita una chiesa sulla roccia. Richiesta che il vescovo ignorò per due volte finché San Michele non gli bruciò il cranio con un foro rotondo provocato dal tocco del suo dito, lasciandolo in vita. Il cranio di Sant’Auberto con il foro è conservato nella cattedrale di Avranches.
Venne quindi sistemato un primo oratorio in una grotta e la precedente denominazione di Mont-Tombe fu sostituita da Mons Sancti Michaeli in periculo mari o Mont Saint-Michel au péril de la mer.
In normanno viene chiamato Mont Saint Miché, in bretone Menez Mikael ar Mor. (Joker70)