Chi è Nelly? Nelly è stata amica di Arturo Paoli, legata alla sua comunità dei piccoli fratelli del Vangelo. Nata a San Miguel de Tucuman in Argentina, medico e madre di cinque figli. Nelly e il marito subirono un arresto durante una manifestazione sindacale negli anni Settanta. Furono rilasciati pochi giorni dopo. Nel 1976 il marito, anche lui medico, si trasferì in Venezuela grazie a un incarico di lavoro. Nelly e i figli si preparavano a raggiungerlo. Il 18 febbraio 1977, appena prima del decollo, furono prelevati dai militari e condotti in un centro clandestino di detenzione. I ragazzi furono liberati dopo una settimana. Nelly è desaparecida il 25 febbraio 1977. La grazia e la bellezza di questa donna sono tutte raccolte nelle parole di Arturo. Eccole.
“Nelly è una delle tante donne argentine inghiottite dalla gola mostruosa della dittatura militare. Nelly era atea e anarchica ma la sua anarchia era senza definizioni, al di là delle ideologie, era la forma dell’uomo sciolto da tutte le definizioni. L’anarchia di Nelly non era anarchia politica, era la condizione di chi vive nel nulla non distrutto ma da questo nulla continuamente ricreato.”
“Nelly mi ha dato un modello… Se dovessi definirla, la definirei una contemplativa maturata nell’esperienza del nulla… il Tutto lei non lo vedeva o per lo meno non riusciva a dargli un nome, ma il nulla sì, lo conosceva sperimentalmente… quel livello di autenticità da cui solo si può partire per l’avventura della libertà perché si è capito sperimentalmente cosa essa sia… Nelly non era un extraterrestre. Amava la bellezza, si vestiva con molta proprietà, era una donna piacente. Passò per una tentazione di suicidio. Un amico mi confidò che se ne stava chiusa in casa e che aveva rotto ogni comunicazione. Chiesi di vederla. Insperatamente mi aprì la porta. La casa mi parve l’immagine del caos. Il giorno dopo però, quando dal nulla cominciarono ad arrivare messaggi, la casa era tornata in ordine, manifestava la presenza di una donna di gusto e amante della vera, essenziale bellezza… Nelly, testimone del nulla, era capace di vivere ogni relazione affettivamente senza possedere, cioè senza cercare di trattenere oltre il suo limite la gioia che ogni forma d’amore genera, e senza rifiutare la tristezza che nasce quando l’amore ha superato il limite della gioia. In Nelly l’incapacità di giudicare, l’incapacità di possedere e la solidarietà non erano virtù, non erano il risultato di una lunga ginnastica della volontà, ma il segno del suo totale radicamento nel nulla. Nelly mi ha fatto capire la differenza tra estetismo e contemplazione. L’estetismo è una forma di voracità e di egoismo, è un modo d’impadronirsi delle cose, il bisogno di trovarle belle per consumarle. La contemplazione lascia le cose al loro posto, vede le cose vive, così come sono in realtà.”
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