Constantin e l’Imperatrice

Le parole dell’Odissea letta in greco si muovono leggiadre nell’aria come i movimenti di un’Imperatrice che volteggia agli anelli nella palestra di Schloss Schönbrunn avvolta in un abito di seta nera (dalla morte di Rodolfo a Mayerling si veste solo di nero) ornato di uno strascico di piume di struzzo.
Constantin ogni tanto interrompe la lettura per ammirare quella creatura che “fa un’impressione fantastica: come una donna metà serpente, metà uccello”.
E tale doveva e dovette sembrare per tutta la sua esistenza ai frequentatori della Corte e a molti sudditi che la trovarono bizzarra, capricciosa, incomprensibile.
Non a Constantin che ne è affascinato e trasporrà sulla carta parole, momenti e impressioni degli ultimi anni di Elisabetta.
L’Imperatrice ha più del doppio dei 25 anni dello studente di filosofia chiamato per insegnarle il greco che gli ricorda Corfù, il mare, la classicità come quel tatuaggio (ennesimo scandalo per la Corte) di un’ancora sulla sua pelle.
La bellezza straordinaria che fiorì a 30 anni dopo le ripetute gravidanze è incrinata, ha pagato a carissimo prezzo certe scelte e la guerra fra la “Lisi” che porta in sè e la “Sisi” (pure il soprannome le viene cambiato a Corte) in cui ha dovuto calarsi, ma mantiene intatti intuizioni, carisma e spirito ribelle.
Le passioni, come la cura del corpo, la scrittura o il greco, sono il modo per mantenere quello spirito e suoi spazi e tempi ma alla lunga divengono fissazioni e la lotta alla malinconia, a quel nero che come un abito la avvolge, è dura.
Eppure eccola lì in aria. Un ultimo salto e si spiegano la seta nera e le piume di struzzo. Da sempre detesta i cerimoniali e i rituali per cui salta come un ostacolo ginnico anche il lungo cambio d’abito.
Una donna “metà serpente, metà uccello”, metà Lisi e metà Sisi, metà nel suo tempo, metà nel futuro.
E’ il 1 gennaio 1892 e l’Imperatrice tornata a terra congeda Constantin e si reca a ricevere alcune arciduchesse.
(Joker70)

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