Così come si beve per mettersi in cammino
urlavi tu un canto, Purgatorio o Paradiso,
Salvo, una volta urlato, tornatene a bere.
Ah! sempre sentirò le grida tue sui loro silenzi,
martire che il tuo destino incominci.
Con Derain un’ultima volta abbiamo una sera
brindato.
L’album come un quaderno del cielo pesava talmente!
Col corpo piegato sotto le vesti di velluto,
quale ombra ti mordeva le reni?
E quella forma eccelsa che sempre dipingevi
intatta ha seguito la tua essenza dove i morti, Modigliani,
dove i morti finalmente vivranno quel che valse delle pene la somma.
Il Duomo di Firenze si specchiava nella Senna.
André Salmon
Jeanne, bellissima pittrice in erba e modella di Foujita.La conobbe nel 1917, nello stesso anno in cui tenne la sua prima mostra personale – che fu anche l’ultima – alle Galerie Berthe Weill (la polizia, scandalizzata dai nudi, fece chiudere la mostra a poche ore dalla sua apertura).
Modì soffriva di tubercolosi, in una condizione di salute sempre precaria. Si trasferirono in Costa Azzurra dove nacque la loro bambina, Jeanne come la mamma. Le condizioni di Modì peggiorarono e i tre fecero ritorno a Parigi, stabilendosi in un atelier di proprietà del mercante e amico dell’artista Leopold Zborowski. Lì Modì si spense il 24 Gennaio 1920, a 35 anni. Il giorno dopo Jeanne, in attesa del secondo figlio, non riuscì a reggere il dolore e si uccise gettandosi dal quinto piano. La loro bimba fu affidata alla nonna paterna Eugènie, che viveva ancora a Livorno. La cerchia parigina di amici e artisti accompagnò Modì al Père-Lachaise.
“La vita è un dono dei pochi ai molti: di coloro che sanno e che hanno a coloro che non sanno e che non hanno”.
Amedeo Modigliani, dedica apposta su un ritratto a matita della modella Lunja Czeckowska.

Jeanne Hébuterne a 19 anni, nel 1917, anno in cui incontra Amedeo Modigliani. A destra: Jeanne Hébuterne (au foulard), 1919.