Di legàmi e ponti

Il 2 Novembre 1755 alla Hofburg di Vienna nasceva Maria Antonia Giuseppa Giovanna d’Asburgo-Lorena. In famiglia e a corte la chiameranno Antoine ma saranno i suoi futuri sudditi francesi a darle il nome con cui passerà alla Storia: Marie-Antoinette, imprigionata da piccola a sua insaputa in un matrimonio combinato come era aduso fare il mondo dei sonnambuli travolto dal 1789.
L’armata dei sonnambuli si intitola il libro di Wu Ming dedicato alla Révolution.
Il 2 Novembre del 1766 a Sedlčany, in un castello della Boemia meridionale allora parte dell’Impero asburgico, nasceva Jan Josef Václav hrabě Radecký z Radče che diverrà famoso con la pronuncia tedesca: Johann Josef Wenzel Anton Franz Karl Graf Radetzky von Radetz. Tutti lo conosceranno come Josef Radetzky, feldmaresciallo austriaco a lungo governatore del Lombardo-Veneto sul quale userà il pugno di ferro (anche) nel vano tentativo di scongiurare la fine di un mondo.
Metternich nel 1815 tentò di portare indietro il tempo ma si rivelò anche lui un sonnambulo come quelli descritti nel bellissimo saggio di Christopher Clark sulle cause del crollo del 1914 e intitolato I sonnambuli.
Radetzky diverrà famoso anche per la Marcia composta da Johann Strauss (quanti valzer e giri di ruota quasi a stordirsi per non avvertire il cambiamento che cancella certezze, abitudini, riferimenti) al cui ritmo ogni inizio anno gli italiani battono le mani ignorandone l’origine e per il meraviglioso La Marcia di Radetzky di Joseph Roth che farà parte del drappello di soldati che scorterà Franz Joseph nella Cripta dei Cappuccini (titolo di un altro romanzo di Roth).
In un’epoca in cui la crescita di una struttura sovranazionale come l’Unione Europea è stata impedita da miopi sonnambuli portatori di interessi nazionali che ora lanciano l’allarme sui nuovi nazionalismi da essi stessi generati, la data di nascita mi collega ad Antoine e Josef generando un altro legame con gli Asburgo e un richiamo a restar desti e a conservare e rinnovare la Memoria.
Perchè altri sonnambuli hanno proseguito l’opera cancellando con la Shoah la cultura ebraica e il suo profondo legame con l’Oriente ma come scrisse Hugo Von Hofmannstal in uno splendido testo del 1917, in piena Guerra mondiale e crollo degli Imperi, c’è e ci sarà sempre bisogno di un “Austria” come ponte fra Occidente e Oriente. (Joker70)