“Zeus, o chi ne fa le veci” gli tolse la vista e così Andrea Camilleri si affacciò sull’Eternità e permise a noi di vedere Tiresia. O una delle sue incarnazioni. Chi può dirlo?
“Gli dei creano tante sorprese. L’atteso non si compie, e per l’inatteso un dio trova la via” (da Le Baccanti di Euripide)
Joker70
«Chiamatemi Tiresia. Per dirla alla maniera dello scrittore Melville, quello di Moby Dick. Oppure Tiresia sono, per dirla alla maniera di qualcun altro.
Zeus mi diede la possibilità di vivere sette esistenze e questa è una delle sette. Non posso dirvi quale.
Qualcuno di voi di certo avrà visto il mio personaggio su questo stesso palco negli anni passati, ma si trattava di attori che mi interpretavano.
Oggi sono venuto di persona perché voglio raccontarvi tutto quello che mi è accaduto nel corso dei secoli e per cercare di mettere un punto fermo nella mia trasposizione da persona a personaggio.
Ho trascorso questa mia vita ad inventarmi storie e personaggi, sono stato regista teatrale, televisivo, radiofonico, ho scritto più di cento libri, tradotti in tante lingue e di discreto successo. L’invenzione più felice è stata quella di un commissario.
Da quando Zeus, o chi ne fa le veci, ha deciso di togliermi di nuovo la vista, questa volta a novant’anni, ho sentito l’urgenza di riuscire a capire cosa sia l’eternità e solo venendo qui posso intuirla. Solo su queste pietre eterne». (Conversazione su Tiresia, Andrea Camilleri)
indimenticabile la serata trascorsa davanti alla tv ad ascoltare il suo monologo.