L’ospitalità, l’accoglienza si giocano innanzitutto qui: molto prima di dare qualcosa all’altro, di fare qualcosa per lui, di prenderci cura di lui o di alleviare il suo bisogno, si tratta di fare spazio all’altro in noi. Ciò è alla portata di tutti, poveri o ricchi, vecchi o giovani: non sa fare spazio in sé solo chi è malato di narcisismo, di amore egoistico di sé. Ecco dove e come può nascere la comunicazione vera, il dialogo che è scambio di parole ma che è sempre scambio anche di sentimenti, perché ogni parola che diciamo è sempre accompagnata da sentimenti. Volto contro volto, occhio contro occhio, sguardo contro sguardo, a volte mano nella mano, il dialogo diventa scambio di parole, di sentimenti, di carezze, coinvolge tutto il corpo e richiede di mettere in esercizio tutti i sensi. Così si cammina insieme e camminando si apre cammino. Ospitalità intellettuale, ospitalità religiosa, ospitalità fraterna, ospitalità nel fare spazio all’altro in casa: è sempre un’accoglienza dell’alterità, senza la quale non viviamo umanizzandoci.