Bellezza delle Parole

Quando ti vedo mi prostro davanti a te e alle tue parole,
vedendo la casa astrale della Vergine,
infatti verso il cielo è rivolto ogni tuo atto
Ipazia sacra, bellezza delle parole,
astro incontaminato della sapiente cultura

Pallada (Antologia Palatina, IX, 400),

E’ l’unica figura della Scuola di Atene, con l’autoritratto dello stesso Raffaello, a guardare verso lo spettatore.
Alcuni vi hanno visto Francesco Maria Della Rovere, duca di Urbino e nipote del papa Giulio II, i cui buoni uffici potrebbero aver portato all’incarico per il suo concittadino. 
Secondo altri è un “simbolo emblematico dell’efebo greco ovvero della “bellezza/bontà”, la Kalokagathia” o “dell”ideale del Bello e del Buono, e perciò stesso del Vero, nucleo centrale delle correnti filosofiche”.
Una Donna naturalmente non poteva essere ammessa nelle Stanze Vaticane. Tantomeno quella, pur tanto sapiente, che da non molti anni viene vista in quella figura: Ipazia di Alessandria, massacrata con filosofi, templi e biblioteche da ferventi cristiani del V secolo con uno spirito simile a quello dimostrato da certi cristiani attuali tipo Breivik o lo stragista delle moschee di Christchurch in Nuova Zelanda.
Ipazia, “Bellezza delle Parole” e “Sapienza della Cultura”, e la sua vicenda hanno ancora da insegnare.
L’unico modo in cui una Donna poteva essere ammessa era appunto come figura ideale e lo stesso Raffaello, nella Stanza della Segnatura, ha ritratto un Angelo con fattezze femminili. Il contemporaneo Albrecht Dürer ha fatto lo stesso con il bellissimo Angelo della Melancholia.
E’ possibile semplicemente che Raffaello abbia voluto dare delle fattezze alla Bellezza e alla Sapienza verso cui tutti dovremmo tendere (fatti non foste per viver come bruti…).
Ipazia era “Bellezza delle Parole” e “Sapienza della Cultura” scrisse Pallada di Alessandria, poeta e grammatico greco suo contemporaneo. Quindi non è strano che qualcuno la veda fra i Sapienti, piccolo ma prezioso lato di quell’Idea inesprimibile cui Raffaello ha cercato di dare un volto. L’importante è che, dopo un oblio durato secoli, fra i volti che quell’Idea può assumere è tornato quello di Ipazia di Alessandria, di nuovo “Bellezza delle Parole” e “Sapienza della Cultura”. (Joker70)