E dopo averci regalato l’ultimo intenso, profumato Fiore di una carriera straordinaria Clint si avvia con passo incerto ma fiero verso l’uscita dall’inquadratura. Doloroso, ma difficile non pensare che The Mule sia anche un commiato. Tanti sono i segni che si possono cogliere lungo tutta la pellicola. Innanzitutto un Clint 89enne che si mostra in tutta la sofferenza e consapevolezza della sua età. Perchè come sempre si confronta a viso aperto che siano sogno americano e eutanasia (Million Dollar Baby), razzismo, integrazione (Gran Torino), guerra (Letters from Iwo Jima), bene e male (Mystic River, Mezzanotte nel giardino del bene e del male) fino all’aldilà (Hereafter). Clint ha sempre tenuto duro e, come in Gran Torino custodiva la Gran Torino e si opponeva alle auto giapponesi, così è rimasto fedele a un cinema senza effetti speciali, 3D ecc.. E questa, nell’epoca del loro trionfo, è sicuramente una delle sue più grandi lezioni. Non a caso spesso nel film condanna la dipendenza da Internet fino alla scena più allucinante in cui aiuta una famiglia bloccata in strada a cambiare una ruota. Il marito si trova lì nel deserto a cercare campo per collegarsi a Google per sapere come si cambia una ruota. Nel film, tratto da una storia vera, Clint è Earl Stone, marito scapestrato che dissipa i rapporti come i soldi per poi tornare a casa perchè la famiglia e gli affetti, come ripete all’agente speciale Bradley Cooper, sono l’unica cosa che conta. Perchè “ha comprato tutto, ma il Tempo no, quello non si può comprare”. C’è il suo celebre sguardo da duro (come poteva mancare? e può sembrare strano ma è un momento commovente quello in cui fissa la camera e lo spettatore), poco prima di consegnarsi alla polizia. Ci sono significativi scambi con quello che può essere un suo erede, quel Bradley Cooper ammirato in American Sniper. Perchè Clint difficilmente sceglie la banalità e qui si immerge in un’altra storia di gente comune ma vera che dice molto di più dell’America profonda di tanti blockbuster. Un anziano floricoltore a cui va tutto a rotoli, in famiglia e sul lavoro, che si ritrova a fare il corriere della droga perchè negli USA come si sa non esiste uno Stato sociale degno di questo nome. E allora quando prende fuoco il circolo dei veterani e della polka occorre metter mano alle proprie sostanze (pure quelle alla cocaina) per non perdere l’unico punto di riferimento per gli anziani. Fra corse e confronti lungo il confine Messico-USA (chè Clint è sempre alle prese con l’attualità) e con la sua famiglia (soprattutto con la moglie, una meravigliosa Dianne Wiest, musa di Woody Allen), Earl Stone rincontrerà i suoi amati fiori solo nel penitenziario, ma sarà tornato Padre. “Sbocciato tardi” come gli dice la figlia (Alison Eastwood, un altro passaggio di testimone), ma sbocciato. Che sia l’ultimo raccolto o meno grazie per tutto quello che hai coltivato e seminato Clint. (Joker70)
