“Diciamo che è stata dura perché gli altri cercano sempre di fare paragoni anche se poi i paragoni non possono esistere, perché lui è un genio ed è difficile fare paragoni. Io non mi sono mai messo in competizione con lui perché sarei morto prima di farlo, quindi il fatto di essermi ritagliato, da musicista, un mio spazio è già tanto rispetto a una persona grande come lui, sono sempre stato orgoglioso di avere un padre come lui e oggi sono orgoglioso di me, di essere sopravvissuto”.
“Credo che la sua sia arte ad alti livelli e atemporale, quindi non subisce i danni del tempo, non subisce un declassificazione e rimane alta, oggi i suoi testi sono esattamente come li aveva scritti ieri, molto attuali e quindi il fatto che abbia sempre scritto a favore delle persone che avevano bisogno di voce, contro le guerre, contro lo sfruttamento rimane un dire attuale, uno schierarsi dalla parte dei più deboli. È una tachipirina per l’anima nel senso che fa bene ascoltarlo, fa bene leggerne i testi, fa bene all’anima, perché l’anima si nutre di arte e penso che ce ne sia troppo poca in questi anni e cercare di provare a farla è un modo per alimentare e dare del cibo alla nostra anima”.
Cristiano de Andrè