“Toute grande oeuvre est soit une Iliade soit une Odysée, les odysées étant beaucoup plus nombreuse que les iliades: le Satiricon, La Divine Comédie, Pantagruel, Don Quichotte, et naturellement Ulysse (où l’on reconnaît d’ailleurs l’influence directe de Bouvard et Pécuchet) sont des odysées, c’est-à-dire des récits de temps pleins. Les iliades sont au contraire des recherches du temps perdu: devant Troie, sur une île déserte ou chez les Guermantes.”
Il primo Stan Lee di cui si ha notizia è “Omero” cioè colui o coloro che hanno raccolto i racconti e le leggende del tempo mitico della Grecia, quello di Micene e di Agamennone, per farli rivivere di nuovo, adattandoli per le nuove generazioni e tramandandoli.
Insieme all’Iliade e all’Odissea metto Gli Argonauti: un gruppo che si raduna alla ricerca di un Tesoro.
“Il mio tesssoro” direbbe il Gollum-Sméagol del Signore degli Anelli, in cui una Compagnia ancora parte all’Avventura.
J.R.R. Tolkien fu Rawlinson and Bosworth Professor di antico inglese dal 1925 al 1945 e Merton Professor di lingua e letteratura inglese dal 1945 al 1959 presso l’Università di Oxford, dove contribuì alla creazione del New Oxford English Dictionary.
Nochè amico intimo di C. S. Lewis che scrisse le Cronache di Narnia.
Due conoscitori del Passato e delle saghe anglosassoni che a loro modo, novelli Omero, hanno ripercorso e riproposto.
Nelle loro opere tornano eroi, creature, terre, lingue, parole, maghi dell’Edda di Snorri, del Beowulf, dei Nibelunghi e così via.
Opere che sono andate a comporre la biblioteca a cui ha attinto anche la fantasia di Stanley Martin Lieber, alias Stan Lee, figlio di immigrati ebrei di origine rumena nonchè combattente nella II guerra mondiale. Perchè come sempre letteratura e esperienza si mischiano nell’opera di un autore.
Un nome divenuto un’icona al punto da far dimenticare il contributo decisivo di collaboratori come Jack Kirby e Steve Ditko nella cosiddetta “rivoluzione Marvel”.
Acqua, Aria, Terra, Fuoco: gli elementi primordiali sono anche quelli espressi dal primo super gruppo creato da Lee e Kirby cioè i Fantastici Quattro.
Poi vennero Hulk cioè la riproposizione del tema del Doppio che è da sempre una delle figure preferite della letteratura da Dorian Gray a Dr. Jekyll e Mr. Hide. La creatura di Stevenson, faccia oscura della repressa Inghilterra vittoriana con la sua rabbia, lussuria, ferocia represse nel posato e probo dottore, è la più vicina al dottor Bruce Banner e al suo verde e scatenato alter ego.
E’ quasi ovvio quindi che compaiano il mondo di Asgard e una figura come Thor, il dio del Tuono della mitologia nordica con il suo straordinario Mjöllnir (it. “Frantumatore”, dal verbo mjöll, “frantumare”, e –nir, suffisso di aggettivo, correlato ai moderni inglese miller, muller e tedesco Müller, “che frantuma”, “mugnaio”).
Un’arma realizzata dai Nani, o secondo l’Edda di Snorri Sturluson (XIII sec.), dal nano Sindri per una disputa con Loki, fratellastro di Thor, su chi avesse potuto creare l’arma più meravigliosa per gli dèi.
Mjöllnir torna sempre al suo possessore, come più tardi sarà per le spade dei Jedi di Guerre stellari.
E poi gli X-men, i miei preferiti. Una nuova specie umana con poteri che la rendono diversa e minacciosa per i “normali” che la osteggiano quando non cercano di sterminarla.
Ancora una situazione che è tanto straordinaria (per i poteri dei mutanti) quanto ricorrente e che il popolo ebraico da cui Stanley Martin Lieber proviene ha vissuto tante tragiche volte nella sua lunga storia.
Neandhertal e sapiens hanno convissuto per secoli e tanti sono stati i gruppi umani oggetto di discriminazione e caccia.
In una delle più belle storie degli X-men viene inventata una “cura” per loro. Un ritrovato che elimina la “malattia”, la mutazione e li rende uguali agli altri.
Spiriti e menti straordinari come quelli di Oscar Wilde e Alan Turing sono stati violentemente piegati con un processo simile.
Magneto, Max Eisenhardt o Erik Magnus Lehnsherr, è invece la guida dei mutanti che intendono sottomettere gli umani e lo diviene perchè conosce la loro ferocia nel modo più terribile cioè in un campo di concentramento nazista (lo Stan Lee combattente della II guerra mondiale).
Quegli umani senza poteri che J.K. Rowlings, ultima straordinaria rinnovatrice di antiche storie, chiama “babbani” nel suo Harry Potter.
La cicatrice del maghetto inglese identica a una delle versioni dell’antica Runa Sol o Sighel (Sôwilô o Saewelô nelle versioni più antiche), simbolo solare presente con caratteristiche simili in tante antiche culture (fenici, etruschi, egizi), dalla forma di un fulmine gli dà qualche parentela con Thor.
E forse a Stan Lee, amante dei cameo nei film Marvel, non sarebbe dispiaciuto comparire in una delle pellicole che narrano del mondo di Hogwarts. Magari come assistente nel negozio di bacchette magiche di Olivander in Diagon Alley. (Joker70)
