Con coraggio, con pazienza, con forza, con speranza

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Papa Paolo VI e Oscar Romero. Nello stesso giorno la Chiesa celebra due sue grandi figure, fra loro legate, a lungo ignorate. Due figure di cui avrebbe un gran bisogno tutt’oggi e a cui insegnamenti può ricorrere. (Joker70)

“Comprendo il suo difficile lavoro. È un lavoro che può essere incompreso ed ha bisogno di molta pazienza e fortezza. So bene che non tutti la pensano come lei; è difficile, nelle circostanze del suo paese, avere tale unanimità di pensiero; ma vada avanti con coraggio, con pazienza, con forza, con speranza”. Mi ha promesso che avrebbe pregato molto per me e per la mia diocesi. Mi ha chiesto di compiere ogni sforzo possibile per l’unità. E se in qualcosa poteva egli personalmente essere utile, lo avrebbe fatto con piacere. Si è riferito poi al popolo. Ha detto che lo conosceva da quando aveva incominciato a lavorare nella Segreteria di Stato, da quasi cinquant’anni, ed è un popolo generoso, lavoratore e che oggi soffre molto e cerca le sue rivendicazioni. Mi ha detto che bisogna aiutarlo, lavorare in suo favore (…). Bisogna fargli sentire il valore della sua sofferenza, predicare la pace e fare che questo popolo sappia come il Papa gli vuole bene, come prega e lavora per lui. Ha parlato anche di difficoltà che si possono superare solo con l’amore. (…) Io gli ho ripetuto che è questo il modo in cui cerco di predicare, annunciando l’amore, chiamando alla conversione. Gli ho detto che molte volte abbiamo ripetuto il suo messaggio del giorno della pace: “No alla violenza, sì alla pace”. Gli ho assicurato la mia adesione indistruttibile al magistero della Chiesa. (…) Il Papa mi ha detto nuovamente che avrebbe pregato molto per noi e che gli dicessimo cosa può fare, lui, per aiutarci […] Infine ha detto “Facciamo una fotografia”; ed è entrato il fotografo per darci questo piacere da parte del Santo Padre […a testimonianza di] quel momento indimenticabile. Mi dispiace non ricordare più le parole; però sostanzialmente, sono state quelle che ho riferito. A me ha lasciato la soddisfazione di una conferma nella mia fede, nel mio servizio, della mia gioia di lavorare di soffrire con Cristo, per la Chiesa e per il nostro popolo. Credo che anche questo solo momento basterebbe per ripagare tutti gli sforzi per venire a Roma. […] Il Papa è molto informato sulla situazione e vuole che dialoghiamo più a fondo dei problemi concreti con le sue diverse segreterie. Ma la sua parola, che è quella principale in questa comunione, è una parola di speranza di incoraggiamento, e, come ho già detto mi ha riconfermato nella mia volontà di servire con amore il nostro popolo come inviato dalla Chiesa di Gesù Cristo».

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