Tempo sei maestro

Tempo sei maestro
per chi ti ama e per chi ti è nemico,
sai distinguere il bene dal male,
chi ti rispetta
e chi non ti dà valore.
Senza stancarti mi rendi forte,
mi insegni il coraggio,
quante salite e discese abbiamo affrontato,
hai conquistato la vittoria
ne hai fatto un capolavoro.
Sei come un libro, l’archivio infinito del passato
solo tu dirai chi aveva ragione e chi torto,
perché conosci i caratteri di ognuno,
chi sono i furbi, chi trama alle tue spalle,
chi cerca una scusa,
pensando che tu non li conosci.
Vorrei dirti ciò che non rende l’uomo
un uomo
finché si sta insieme tutto va bene,
ti dice di essere il tuo compagno d’infanzia
ma nel momento del bisogno ti tradisce.
Ogni giorno che passa, gli errori dell’uomo sono sempre di più,
lontani dalla Pace,
presi da Satana,
esseri umani che non provano pietà
o un po’ di pena,
perché rinnegano la Pace
e hanno scelto il male.
Si considerano superiori, fanno finta di non sentire,
gli piace soltanto apparire agli occhi del mondo.
Quando ti avvicini per chiedere aiuto
non ottieni nulla da loro,
non provano neanche un minimo dispiacere,
però gente mia, miei fratelli,
una sola cosa posso dirvi:
nulla è irragiungibile,
sia che si ha tanto o niente,
tutto si può risolvere
con la fede in Dio.
Ciao, ciao
Vittoria agli oppressi

Era sbarcato a Pozzallo il 12 marzo 2018 dalla nave Proactiva della ong spagnola Open Arms.
Riusciva a malapena a camminare quando il medico degli sbarchi Vincenzo Morello dell’Usmaf del Ministero della Salute lo ha preso in braccio come un figlio. «Gli ho chiesto perché era in quelle condizioni e lui ripeteva Libia, Libia», racconta il medico.
Tesfalidet Tesfom è morto il giorno dopo per malnutrizione e per una tubercolosi in stato avanzato che gli aveva perforato un polmone.
Nel suo portafogli sono state ritrovate delle bellissime e strazianti poesie ora custodite come un reperto, dentro un foglio plastificato dove è scritta la lettera G e il numero 1, il codice che identifica il primo migrante sceso dalla nave in quello sbarco di 92 persone.

Per il prete eritreo Don Mussie Zerai, già candidato al Nobel per la pace, non ci sono dubbi a chi quei versi sono indirizzati: «Vorrei vedere la foto di Segen affissa davanti a tutti i ministeri dell’Interno dell’Unione Europea. L’Ue ritiene la Libia un luogo sicuro dove respingere i migranti, luogo da cui Segen è arrivato in condizioni disperate dopo mesi e mesi di segregazione. Quando ho visto le sue immagini è stato come tornare indietro di 80 anni, quando nei documentari abbiamo visto persone pelle ossa uscire dai lager nazisti», dice Don Zerai.

Link: http://www.vita.it/it/story/2018/04/10/linferno-libico-nelle-poesie-di-segen/210/

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