Henriette

“A Cesena incontra Henriette, una dama che viaggia sotto mentite spoglie dopo aver abbandonato il tetto coniugale ad Aix-en-Provence. Dopo aver vissuto alcuni felicissimi mesi a Parma, Henriette viene riconosciuta ed è costretta a rientrare ad Aix. Al momento dell’addio, a Ginevra, Henriette incide con un diamante sul vetro d’una finestra: Tu oublieras aussi Henriette.
Tredici anni dopo, ripassando da Ginevra, Casanova occuperà quella stessa stanza d’albergo e scoprendo la scritta si renderà conto di quanto la previsione fosse esatta e, con un certo sgomento, di come gli anni trascorsi l’abbiano reso peggiore e ormai incapace di amare una donna come Henriette.
Di tutte le sue amanti, è quella che Casanova tratta con maggior rispetto, da pari a pari, anzi senza riuscire a nascondere un senso d’inferiorità. Bella ma anche intelligente, di qualche anno più vecchia, Henriette è la donna che meglio ha compreso la natura del veneziano, amandolo senza pretendere di legarlo a sè, rispettando il suo bisogno di indipendenza.
“Stà certo”, dice Henriette all’amante disperato quando si profila il pericolo della separazione, “che saprò procacciarmi tutta la felicità possibile, se mi vedrò costretta a vivere senza di te. Tu farai lo stesso per il tuo avvenire, e sono certa che riuscirai. Nel frattempo, per quanto possibile, bandiamo la tristezza”.
Propositi di cui gli amanti sono generosi finchè non servono; nel caso di Henriette, invece, la prassi fu coerente con la filosofia (per non parlare del suo partner, del quale Henriette anche qui prevede, con sicuro intuito, il futuro).
Casanova la ritroverà ancora sulla sua strada nel 1763 e 1769, ma Henriette eviterà saggiamente di farsi riconoscere.
Nella prima circostanza riceverà da lei un laconico biglietto: “All’uomo più onesto che io conosca”.

Dall’introduzione di Piergiorgio Bellocchio a “Memorie scritte da lui medesimo” di G. Giacomo Casanova ed. Garzanti.