Mary e Haifaa

Arriva nelle sale un film su Mary Wollstonecraft Godwin (interpretata da Elle Fanning) che divenne Mary Shelley a seguito della tempestosa relazione con il poeta romantico Percy Bysshe Shelley (Douglas Booth).
Un’unione esplosiva per la sua intensità e le idee progressiste dei due. Al punto che, ostacolati dalle famiglie, sono costretti a fuggire. A soli 18 anni, Mary sfida i preconcetti contro l’emancipazione femminile, il suo legame, il suo lavoro di scrittrice. Un film che ha molto a che vedere con l’Italia e in particolare con Lucca. Si mette in scena infatti anche la famosa sera del 16 giugno 1816 quando Lord Byron, il suo medico personale John Polidori, Percy Bysshe Shelley, la futura moglie Mary Wollstonecraft, la sorellastra di lei e amante di Byron Claire Clairmont si riunirono presso Villa Diodati, nel sobborgo ginevrino di Cologny, in Svizzera. Secondo la leggenda Byron, Polidori e Mary Shelley si sfidarono a scrivere racconti e nacque fra l’altro Frankenstein. I Diodati erano una nobile famiglia famiglia lucchese convertitasi al calvinismo e perciò costretta ad abbandonare la città nel XVI sec.
Byron, Percy e Mary e tanti altri poeti e letterati frequentarono a lungo il Golfo di La Spezia poi chiamato Golfo dei Poeti. San Terenzo ospitò Percy e Mary Shelley e il figlio Percy Florence, gli amici Jane ed Edward Williams. Percy Bysshe Shelley l’8 luglio 1822 partì da Livorno alla volta di san Terenzo a bordo del “Don Juan”, uno schooner di 28 piedi costruito a Genova, che il Poeta aveva ribattezzato con il nome di “Ariel”.
Accompagnavano Shelley nella traversata il capitano ed amico Edward Eleker Williams e il marinaio Charles Vivian.
Dopo poche ore di navigazione un’improvvisa e violenta burrasca fece naufragare il piccolo veliero e disperse l’equipaggio.
Dopo giorni di vane ricerche in mare e lungo la costa il mare restituì i corpi di Williams, Shelley e Vivian. Shelley fu trovato il 18 luglio sulla spiaggia di Viareggio, davanti alla folta pineta che dal Palazzo di Paolina Bonaparte si estendeva per tutto il litorale. I corpi, in ossequioalle leggi sanitarie, furono subito sepolti. A seguito delle richieste delle autorità inglesi il 15 agosto 1822, il corpo del capitano Williams fu esumato e bruciato su un rogo allestito in riva al mare. Il giorno dopo, sulla spiaggia di Viareggio, in località “alle due Fosse”, i resti di Shelley furono arsi sopra un rogo di pino, alla presenza di Mary, di lord Byron e altri nobili inglesi.
Una chiesina anglicana, costruita nel 1909 in un appezzamento di terreno di proprietà della contessa Louise Jenison, tra la via Leonardo da Vinci e la via della Costa (attuale via IV Novembre), oggi trasformata in pizzeria, ed un piccolo cimitero “acattolico”, adiacente al camposanto comunale, testimoniano della presenza della comunità inglese nella Viareggio fra la fine dell’Ottocento ed i primi anni del Novecento. (Joker70)

PS Mary Shelley è diretto da Haifaa al-Mansour (in arabo هيفاء المنصور; Al Zulfi, 10 agosto 1974) regista e sceneggiatrice saudita che conosce bene i pregiudizi verso le donne. Prima regista donna dell’Arabia Saudita con i suoi cortometraggi e documentari ha influenzato una vasta gamma di registi esordienti e non nel suo Paese dove è apprezzata e osteggiata per i temi trattati (tolleranza, pericoli dell’ortodossia, critica alla cultura restrittiva araba) considerati “tabù” nel Regno saudita. Una ribelle attraverso l’arte che come Mary sfida i preconcetti.

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