12 agosto ’68. La stanza dello scantinato di Gerrard Street è piccola e troppo calda. I quattro ci entrano a malapena, e gli amplificatori sono ingombranti. Ma Robert Plant quella canzone la conosce. E Bonzo non si tira indietro e batte il tempo. ‘Aboard a train – I met a dame’ attacca Plant, e il pezzo scorre e si trasforma: non è il brano jump blues che Tiny Bradshaw aveva inciso nel 1951, nè quello rockabilly del trio di Johnny Burnette del ’56. E non è più nemmeno il pezzo rock degli Yardbirds, segnato dal ruggente fuzz della chitarra di Beck. Quello di Gerrard Street è un blues carico di rabbia e ritmo, dirompente. “Era così potente che non ricordo più quello che abbiamo suonato dopo”, dice Page al biografo Mick Wall, “era come un fulmine, come un lampo”.