Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto

Mio secolo,
mia belva,
chi saprà guardare
nelle tue pupille?
 
Osip Ėmil’evič Mandel’štam
 
Nel 1933 Osip Ėmil’evič Mandel’štam pubblica dei versi contro Stalin (Viviamo senza fiutare il paese sotto di noi…) e il regime comunista. Sei mesi più tardi viene arrestato dal Nkvd e inviato con la moglie al confino sugli Urali, a Čerdyn’. In seguito, dopo un suo tentativo di suicidio, la pena viene ridotta in divieto di ingresso nelle grandi città e con Nadežda si stabilisce a Voronež. Nel 1938 viene nuovamente arrestato e condannato ai lavori forzati. E’ trasferito all’estremo oriente della Siberia dove muore a fine Dicembre nel gulag di Vtoraja rečka, un campo di transito presso Vladivostok.
Nel 1937 J.R.R. Tolkien iniziò a scrivere Il Signore degli Anelli, ma aveva iniziato a tracciare Lo Hobbit, il ciclo che dà inizio alla saga, già dai primi anni ’20. Quando cioè era da poco tornato, preda di incubi e visioni terribili, dalle trincee della I Guerra mondiale dove aveva incontrato la “belva” del secolo risvegliata in tutta la sua terribile potenza distruttrice che sarebbe di lì a poco tornata con la II Guerra mondiale.
Chè “ancora tuona il cannone, ancora non è contenta di sangue la belva umana”.
Uno scrittore e un poeta, di ambienti e culture lontane, accomunati dal confronto con una bestia che affrontano armati solo di parole. Parole per sorridere, resistere, fuggire, ridimensionare, sfogare, per non impazzire e tramandare.
Come Bilbo Baggins che affronta Smaug il Drago nelle sale del Regno di Erebor nella Montagna Solitaria.
“Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto” (Philip Roth).
(Joker70)