
Qualcuno volò sul nido del cuculo, Hair, Amadeus, Man on the moon.
Pazzi e finti pazzi, capelloni, geni della musica, comici stralunati. Sempre fuori dalle righe, dai canoni, dal pensiero comune. Li ho amati tutti i tuoi Ribelli Milos. E li amo ancora di più in un’epoca piena di presunti e finti ribelli che, privi di estro, vanno fuori dalle righe per eccesso, volgarità, arroganza.
E per rimanere sulla cresta dell’onda poichè apparire conta più di essere sono costretti a ripetere lo stesso disco diventando patetici.
I tuoi non ne hanno bisogno e fluiscono naturalmente, spiazzano per genio, sregolatezza, dolcezza, Poesia. E penso sia questo il tuo più grande capolavoro. Essere riuscito a non perderti e non farti travolgere da dolore e oppressione convertendo rabbia e delusione in ironia, dolcezza e poesia. A beneficio di tutti.
Perchè violenza e prevaricazione le hai conosciute fin troppo bene sotto i due più crudeli regimi del XX secolo.
Tua madre morta ad Auschwitz nel 1943, il padre partigiano, arrestato dalla Gestapo e morto a Buchenwald nel 1944.
L’avvento del comunismo ti portò, dopo la Primavera di Praga, a emigrare negli USA dove hai potuto vivere altre dimensioni del Cinema.
Quel mondo che hai conosciuto verso gli 11 anni, dopo la deportazione dei tuoi quando fosti affidato agli zii. Conoscere e amare i film di Charlie Chaplin, Buster Keaton e John Ford in qualche modo penso ti ha salvato dandoti sollievo, speranza, obiettivi quando forse credevi non ne avresti più avuti.
Li coltivasti alla facoltà di cinematografia di Praga e portasti negli USA. Regalandoci tanti personaggi che “all’inizio sembrano un niente, un inizio semplice, quasi comico” e poi diventano qualcosa che “non avevamo mai udito”.
Grazie di tutto grande Milos (Joker70)
“Sulla carta sembrava.. Un niente… Un inizio semplice, quasi comico. Appena un palpito con fagotti, corni di bassetto… Come lo schiudersi di un vecchio cofano… Dopo di che, a un tratto, ecco emergere un oboe. Una sola nota, sospesa, immobile. Finché… un clarinetto ne prende il posto, addolcendola con una frase di una tale delizia… Quella non era la composizione di una scimmia ammaestrata. No, era una musica che non avevo mai udito… Espressione di tali desideri, di tali irrefrenabili desideri! Mi sembrava di ascoltare la voce di Dio”. (Salieri, descrivendo l’attacco dell’Adagio della Gran Partita, da Amadeus)


