
Non scordiamoli mai – disse – i buoni insegnamenti,
quelli dell’arte greca.
Sempre l’azzurro di fianco al quotidiano.
Di fianco all’uomo: l’animale e l’oggetto –
un braccialetto al braccio della dea nuda;
un fiore caduto al suolo.
Ricordate le belle raffigurazioni sui nostri vasi di terracotta –
gli dèi con gli uccelli e gli animali,
e insieme la lira, un martello, un pomo, la cassa, le tenaglie;
ah, e quella poesia in cui il dio, finito il suo lavoro,
tira dal fuoco i mantici, raccoglie gli attrezzi
uno per uno nella sua cassa d’argento;
poi, con una spugna, s’asciuga il viso, le mani,
il collo muscoloso e l’irsuto petto.
Così, pulito e ordinato, esce la sera,
appoggiandosi sulle spalle degli adolescenti d’oro –
opera delle sue mani dotate di forza, pensiero e voce;
esce per strada, più maestoso di tutti,
il dio claudicante, il dio lavoratore
Azzurrità, Ghiannis Ritsos