Albe e tramonti a Schönbrunn

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Schloss Schönbrunn, Wien

Le sale e i giardini della reggia di Schönbrunn a Vienna sono stati testimoni di tanti avvenimenti nel corso dei secoli. Uno dei più particolari e commoventi avvenne il 18 Agosto 1830.
In una delle stanze del Palazzo quel giorno nasceva Francesco Giuseppe mentre forse in altre sale o nei giardini si aggirava il suo più infelice inquilino e testimone di un’epoca gloriosa e conclusa nella quale, per motivi dinastici e politici, rimase per sempre imprigionato. Una prigione dorata come gli ambienti di Schönbrunn.
Lì fu confinato, dal 1814, il figlio di Napoleone Bonaparte e della sua seconda moglie Maria Luisa d’Asburgo-Lorena.
Napoleone Francesco Giuseppe Carlo Bonaparte, nato a Parigi il 20 Marzo 1811 e destinato, nei piani del padre, a divenire Re di Roma ed erede dell’Impero. 

Con la caduta del padre la sua divenne invece la storia dolorosa di un bambino che avrebbe potuto avere tutto, ma non ebbe mai le uniche due cose di cui aveva veramente bisogno: un padre, e una madre visto che Maria Luisa d’Austria si rivelò troppo assetata di potere.
A soli tre anni divenne ostaggio delle potenze ostili alla Francia. Non rivedrà mai più il padre, sconfitto ed esule a Sant’Elena e non abbandonerà più l’Austria, neppure per raggiungere la madre nel granducato di Parma. 
Perderà anche il suo nome e verrà chiamato Franz, duca di Reichstadt dal 1818.
Prigioniero della ragion di Stato e degli Asburgo, dell’Europa della Restaurazione. Metternich, alle prese con i moti che via via scuotevano l’Europa, non volle rischiare di trovarsi nuovamente di fronte una furia destabilizzante come Napoleone.
Così mentre Francesco Giuseppe l’erede dell’Impero, ultima speranza e ultimo Sole degli Asburgo nasceva, un altro Franz, erede di un Sole e di un Impero tramontati, si muoveva a poca distanza da lui forse già minato dalla tisi che lo porterà via il 22 luglio 1832 a Schönbrunn.
“Non è stato fatto nulla per salvarlo. Non per un disegno preciso, ma per indifferenza. Non c’era nessuno che lo amasse, tranne l’imperatore, ma quest’ultimo era troppo occupato per occuparsi del malato con la sollecitudine di un padre”.
Qualche tempo prima di morire il Duca di Reichstadt, preso dallo sconforto, dirà di se stesso: «Fra la mia culla e la mia tomba, c’è un grande zero».
Presto intorno a una figura così tragicamente ricca di significati crebbe la leggenda.
Napoleone II verrà chiamato l’Aiglon (l’aquilotto) da Victor Hugo in un poema del 1852 intitolato Napoléon le Petit
Seguirà la pièce teatrale L’Aiglon di Edmond Rostand, in cui si descrive un duca di Reichstadt alla ricerca della figura paterna, con gran disperazione degli Asburgo e degli ufficiali austriaci che lo educano. A portare il Duca sulle scene sarà fra gli altri anche Sarah Bernhardt.
Sotto il Secondo Impero furono intitolati alla sua memoria ben due nuovi spazi pubblici di Parigi: l’avenue du Roi de Rome (che divenne avenue Kléber nel 1879), e la place du Roi de Rome, divenuta nel 1877 la place du Trocadéro.
Come il padre anche Napoleone II tornerà in Francia anni dopo la sua morte. Nel 1832, come da tradizione per i membri della famiglia Asburgo, fu seppellito a Vienna nella Cripta dei Cappuccini dove tutt’ora si trovano parte dei suoi organi.
I suoi resti invece furono trasferiti agli Invalides il 15 dicembre 1940, per disposizione di Adolf Hitler, in un vano tentativo di ammorbidire l’ostilità dei francesi dopo la conquista.
L’Aiglon riposa in una nicchia, vicina al grande mausoleo di Napoleone I, recante l’iscrizione Napoléon II Roi de Rome (Napoleone II re di Roma).

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Napoleon, Les premiers Pas du Roi di Jules Girardet