Óðinn e Vafþrúðnir

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Con l’espressione «Poesia Eddica» si indica una scuola poetica fiorita in Islanda tra il IX e l’XI secolo, attestata da un certo numero di composizioni anonime, di argomento mitico o eroico, ben distinta – in termini di argomento, metro e stile – dalla successiva Poesia Scaldica.
Da allora, si usa distinguere tra la raccolta attribuita al sacerdote Sæmundr Sigfússon inn fróði (1056-1133) formata da «Edda poetica» [Ljóða Edda], «Edda di Sæmundr» [Sæmundar Edda] o «Edda antica» [Eldri Edda], e l’opera di Snorri Sturluson (1179-1241) composta da «Edda in prosa» [Prose Edda], «Edda di Snorri» [Snorra Edda] o «Edda giovane» [Yngri Edda].

Terzo canto mitologico della Ljóða Edda, il Vafþrúðnismál, o «Discorso di Vafþrúðnir» segue l’vamál nel manoscritto del Codex RegiusIl poemetto è completamente in forma dialogica, se si eccettua un’unica strofa narrativa, la quinta. Dopo un breve colloquio introduttivo tra Óðinn e sua moglie Frigg, incentrato sulla reputazione di sapienza del gigante Vafþrúðnir, Óðinn decide di recarsi alla corte di quest’ultimo per disputare con lui un certamen di sapienza. Presentatosi col nome di Gagnráðr, Óðinn comincia a disputare con Vafþrúðnir sul sapere delle cose remote.

…Disse Vafþrúðnir:

“Di’ tu a me, Gagnráðr,
se dall’atrio vuoi
la tua sapienza provare.
Come si chiama il destriero
che uno ad uno trascina
il giorno per le schiere umane?”

Disse Óðinn:

“Skinfaxi si chiama
chi il chiaro trascina
giorno per le schiere umane.
Dei destrieri lo si stima
il migliore tra i Reið-Goti.
Di quel cavallo risplende la criniera”.

Disse Vafþrúðnir:

“Di’ tu a me, Gagnráðr,
se dall’atrio vuoi
la tua sapienza provare.
Come si chiama il cavallo
che da oriente trascina
la notte sugli dèi propizi?”

Disse Óðinn:

“Hrímfaxi si chiama
chi una ad una trascina
la notte sugli dèi propizi.
La schiuma dai denti
gocciola al mattino,
da cui viene la rugiada sulle valli”.