Ynys yr Afalon

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PARLA MORGANA: Ai miei tempi sono stata chiamata in molti modi: sorella, amante, sacerdotessa, maga, regina. Ora, in verità, sono una maga e forse verrà un giorno in cui queste cose dovranno essere conosciute. Ma credo che saranno i cristiani a narrare l’ultima storia. Il mondo della Magia si allontana sempre di più dal mondo dove regna il Cristo. Non ho nulla contro di lui, ma solo contro i suoi preti che negano il potere della Grande Dea oppure l’avvolgono nella veste azzurra della Signora di Nazareth e affermano che era vergine. Ma che cosa può sapere una vergine delle sofferenze dell’umanità?

Le nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley

Come un silenzioso custode di energie e memorie antiche la Torre di San Michele svetta sulla collina di Glastonbury Tor nella zona oggi conosciuta come Somerset.
I celti chiamavano la collina Ynys Wydryn o Ynys Gutrin che significa “Isola di vetro”.
In quei tempi infatti la pianura era allagata e il rilievo si trasformava da isola a penisola con la bassa marea.
Un’isola che era anche una porta per altri mondi: Tor deriva dall’antico inglese Torr, usato per indicare una Porta, una roccia sporgente o una collina.
L’isola fu chiamata Ynys yr Afalon (“Isola di Avalon”, probabilmente con il significato di “Isola delle mele”, il frutto sacro del regno oltremondano) dagli antichi Britanni e in questa veste fa parte del Ciclo Arturiano come narra “Le nebbie di Avalon” di Marion Zimmer Bradley.
Nel libro è Morgana, sacerdotessa di Avalon, a narrare la storia e i significati dell’Isola e quelli delle vicende di Artù e dei suoi Cavalieri.
Il principale dei miti a cui è legato un luogo che dalle ricerche archeologiche risulta frequentato dall’età del ferro e che sulla sua vetta ha accolto diverse costruzioni, soprattutto a partire dall’Alto Medioevo e dalla dominazione sassone.
I primi documenti del VII e VIII secolo chiamano la collina “Glestingaburg”. Glestinga potrebbe derivare dalla lingua inglese antica, dal celtico o da una famiglia chiamata “Glast”. – Burg in anglosassone indica un luogo fortificato o isolato su una collina.

La chiesa originale, in legno, fu distrutta da un terremoto nel 1275, mentre nel XIV secolo fu costruito un nuovo edificio religioso in pietra dedicato a San Michele inglobando le fondazioni del precedente edificio. È probabile che l’edificio fosse collegato con la vicina abbazia di Glastonbury. Nel 1243 Enrico III concesse i diritti per una fiera di sei giorni nel sito. La chiesa di San Michele rimase in vetta al Glastonbury Tor fino alla dissoluzione dei monasteri poi, con l’eccezione della torre, nel 1539 fu demolita.
Durante il regno di Enrico II secondo Giraldo Cambrense, chierico gallese cappellano del Re, l’abate dell’abbazia di Glastonbury Enrico di Blois (poi vescovo di Winchester dove, nella Great Hall del Castello, è conservata una tavola rotonda costruita probabilmente alla fine del XIII secolo) commissionò la ricerca della tomba di Re Artù che le leggende collocavano nella zona.
A una profondità di 5 metri sarebbe stato rinvenuto un enorme tronco di quercia o un sarcofago con l’iscrizione: “Qui giace Artù, re una volta e re in futuro”.
I resti furono sotterrati davanti all’altare maggiore dell’Abbazia e il luogo divenne meta di pellegrinaggio fino alla Riforma protestante.
Secondo alcuni anche questo episodio fa parte della leggenda e fu utilizzato per favorire un pellegrinaggio e raccogliere denaro per la ricostruzione del monastero. (Joker70)

HIC IACET ARTHURUS REX QUONDAM REXQUE FUTURUS 

Qui giace Artù, re una volta e re in futuro

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