La lunga linea del rapporto col Divino

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Secondo la leggenda la Linea è un colpo di spada di Michele nella sua lotta con Satana.
Un tale allineamento di tanti luoghi in posti e culture diversi è misterioso e affascinante e, come sempre nelle leggende, nasconde una verità.
Una lotta in effetti c’è stata: quella fra i culti che si sono succeduti nel corso del tempo per cui percorrere la Linea di San Michele e i suoi luoghi è anche addentrarsi nel rapporto dell’umanità col Divino.
La leggenda di Michele nel Gargano fa riferimento al Toro, animale sacro del culto di Mitra e probabilmente indica il passaggio dal paganesimo al cristianesimo.
Come l’uccisione del Serpente da parte di Apollo a Delfi indica il passaggio dal culto della Dea a quello del Pantheon olimpico.
Michele e Satana sono figure che l’ebraismo ha assimilato a contatto con la cultura medio-orientale, egizia e siro-babilonese in particolare, per poi rielaborarle a suo modo in secoli di riflessione e discussione.
Lo Zoroastrismo aveva come Dio supremo Ahura Mazda e credeva nell’esistenza di Yazata o “Venerabili”: Dei – Angeli che fungevano da tramite tra Dio e gli uomini.
Allo stesso modo “Satana” è figura molto più antica della cultura giudaico-cristiana. Nelle mitologie e religioni del Vicino Oriente antico, mesopotamiche, egizia, zoroastriana, caldea e cananea, esistevano divinità o spiriti malvagi e crudeli, neutrali o associati a catastrofi naturali.
Il dualismo e l’eterna lotta tra Bene e Male, cardini dello Zoroastrismo, influenzarono la teologia e le credenze ebraiche come si può vedere nell’Apocalittica giudaica e negli Apocrifi dell’Antico Testamento come il Libro di Enoch.
Lo Sheol, anche grazie al contatto con la visione greca del Regno dei Morti, divenne Inferno a cui si associarono la punizione dei malvagi, l’identificazione del Male col serpente (poi drago), la demonologia e l’angelologia.
Ogni Angelo ha infatti un corrispettivo malvagio a indicare anche che Bene e Male, Luce e Oscurità sono compresenti come nel Tao.
In questo percorso Satana e Lucifero hanno finito nella visione cristiana per essere assimilati e indicare il Male mentre in realtà hanno origini e significati molto diversi.
“Lucifero” (latino lux-luce e ferre-portare) significa Portatore di Luce come nel greco phosphoros (phos-luce, pherein-portare), e in ambito pagano e astrologico indica Venere la “stella del mattino”. L’apparizione al mattino di Venere era impersonificata dal dio greco Phosphoros e dal dio latino Lucifer. In Egitto Tioumoutiri era la Venere mattutina. Nell’antico Vicino Oriente la “stella del mattino” coincideva con Ishtar per i Babilonesi, Astarte per i Fenici e Inanna per i Sumeri.
Tutte raffigurazioni della Dea Madre contro cui il nascente cristianesimo lottò a lungo per imporsi.
Michele nel corso dei millenni è stato coinvolto in questioni molto “terrene” ma continua a restare al di sopra di esse e fare da Guida indicando una possibile Via al rapporto col Divino.
In questo è simile alla Dea che muta nomi e raffigurazioni (Demetra, Cibele, Inanna, Iside, Ishtar, Maria ecc..) osservando con un sorriso i tentativi umani di piegarla ai propri scopi. (Joker70)

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