Il ritorno della stagione dai forti effetti

San Marco di notte (Venezia)

“Stavo di rado a casa la sera, perchè quando cercavo di intrattenermi nei miei appartamenti la luce della lampada attirava una nube di insetti fastidiosi, e faceva troppo caldo per tenere le finestre chiuse. Perciò le ore della sera le passavo sull’acqua – il chiaro di luna a Venezia è famoso – o nella splendida piazza che serve da corte esterna alla strana vecchia Basilica di San Marco. Mi sedevo al caffè Florian a mangiare gelati, ascoltare la musica, a chiacchierare con i conoscenti; il viaggiatore ricorderà come l’immenso grappolo di tavolini e seggiole si estenda simile a un promontorio sul levigato lago della Piazza. In una sera d’estate, sotto le stelle, con tutto l’insieme di lampade, voci, passi leggeri sul marmo – gli unici suoni provenienti dalle immense arcate circostanti – la piazza è come un salotto all’aria aperta consacrato a bevande rinfrescanti, o alla degustazione ancora più raffinata delle squisite impressioni riportate durante la giornata.
Quando non mi andava di tenere le mie impressioni per me, c’era sempre un turista vagabondo, sgravatosi del suo Baedeker, con cui discuterne, o un pittore naturalizzato che godeva del ritorno della stagione dai forti effetti. La Grande basilica, con le sue cupole basse e gli ispidi merletti, col mistero dei suoi mosaici e delle sue sculture, appariva spettrale nell’oscurità diffusa, e la brezza marina passava tra le colonne gemelle della Piazzetta, stipiti di una porta non più sorvegliata, con la dolcezza di una suntuosa tenda oscillante”.

tratto da Il carteggio Aspern di Henry James