Lungo la Via

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“I santi sono peccatori che hanno continuato ad andare avanti” scrisse Robert Louis Stevenson.
Erano tempi molto difficili ma Martino si piegò verso il Povero e lasciò una sicura carriera militare, Frediano non tornò al suo monastero e non ebbe timore di confrontarsi con i Longobardi invasori.
In un’epoca di crisi spirituale e materiale come quella che loro vissero, in cui vengono meno certezze e riferimenti e si cercano nuovi equilibri, due uomini venuti da lontano continuano a indicare una Via. Una via non facile perchè non è mai facile orientarsi nel Labirinto di momenti, stimoli, istinti, inganni, sensazioni, confronti, per trovare la meta, ma una via. Ce ne sono molte.
Alcune portano a celebrare il Ku klux klan come qualcuno lontano da qui farà fra qualche giorno e a chiudersi, avvitarsi in una visione ristretta, altre come quelle che abbiamo conosciuto ieri portano a prospettive ampie e complesse, a spaziare e sollevarsi come attraverso i canti di Cantus Anthimi ascoltati alla conclusione della giornata “I giorni di San Martino a 1700 anni dalla nascita”.
A suo modo Stevenson ha tradotto questa Via e così facendo anche il Labirinto, simbolo di cammino fisico e interiore: “Essere ciò che siamo, diventare ciò che siamo capaci di diventare, questo è il solo fine della vita”.

S. Vannucchi