Non c’era che una donna

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“Sia sul piano scientifico che su quello morale, venni dunque gradualmente avvicinandomi a quella verità, la cui parziale scoperta m’ha poi condotto a un così tremendo naufragio: l’uomo non è veracemente uno, ma veracemente due”.
Così scrive il Dr. Henry Jekyll nel memoriale lasciato per coloro che avrebbero rinvenuto il corpo di quel Mr. Edward Hide che, come da lui previsto, finì col sostituirlo.
“Lo strano caso del Dr. Jekyll e del signor Hyde” uscì nel 1886 e l’anno successivo, nel romanzo “Uno studio in rosso”, fece la sua comparsa l’investigatore più famoso di tutti i tempi: Sherlock Holmes.
Pure lui, “perfetta macchina d’osservazione e raziocinio”, nasconde un Hide. Anche Holmes, come il Dr. Jekyll, attraversa una Porta nel suo alloggio dietro la quale emerge il lato segreto della macchina che lo porta a alternare “settimana dopo settimana cocaina e ambizione”.
Nella rigida società vittoriana c’è timore ad aprire quella Porta, ad avere a che fare con quel che vi abita, ad esprimere quelle “forti emozioni” che trascinano via da logica e raziocinio come dai sani principi e dalla considerazione della società.
E al centro di quel turbine di inconscio e istinto nascosto dietro la Porta, per Holmes come per Jekyll, c’è la Donna anche come simbolo di quell’Inconscio che tornava allora a emergere nei primi abbozzi di psicologia cui presto Freud e Jung avrebbero dato piena forma.
In Jekyll lo si intuisce perchè Stevenson non è esplicito e non descrive le “inclinazioni” pericolose del suo protagonista. Addirittura nel romanzo donne non ve ne sono. Eppure è tale il mistero dietro quella Porta, tale la forza degli istinti che scuotono Jekyll lacerandolo e portandolo verso Hide che si sente la loro presenza proprio nel crescendo di silenzio su di essi. Capaci di imporsi nel romanzo come negli occhi di Holmes.
E’ infatti il medico Arthur Conan Doyle, per il magico legame fra gli scrittori e il Tempo cui danno voce, ad esprimere attraverso Holmes turbamenti che sono anche del Dottor Henry Jekyll.
La Donna prende allora le fattezze di Irene Adler ed il suo influsso è talmente potente che seppur defunta e di “dubbia e discutibile memoria” è capace comunque di “graffiare” e “incrinare” una “mente fredda, precisa e superbamente equilibrata”.

“Per Sherlock Holmes lei è sempre la Donna. Di rado l’ho sentito menzionarla in modo diverso. Ai suoi occhi, supera e annulla tutte le altre esponenti del suo sesso.
Non che provasse qualcosa che somigliasse all’Amore per Irene Adler. Tutte le emozioni, e quella in particolare, erano inconcepibili per la sua mente fredda, precisa e superbamente equilibrata.
Credo fosse la più perfetta macchina d’osservazione e raziocinio che esista al mondo, ma come innamorato si sarebbe trovato in una posizione falsa. Non parlava mai delle passioni più dolci, se non con un ghigno ironico e beffardo. Erano utili per l’osservatore, uno strumento perfetto per svelare i motivi reali e le azioni degli uomini. Tuttavia per il sottile ragionatore, ammettere tali intrusioni nel suo carattere raffinato e ben calibrato, equivaleva a introdurre un fattore di disturbo che avrebbe potuto compromettere i suoi risultati logici.
In una natura come la sua, un graffio in uno strumento sensibile o un’incrinatura in una delle potenti lenti, non avrebbe arrecato maggior disturbo di una forte emozione. Eppure per lui non c’era che una donna, e la donna era l’ormai defunta Irene Adler, di dubbia e discutibile memoria”.

tratto da “Uno scandalo in Boemia” di Arthur Conan Doyle