Lo splendore della Persia

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“Per noi oggi è impensabile immaginare che cosa abbia provato Alessandro davanti alla grande Porta delle Nazioni fatta erigere da Serse, davanti alle 72 colonne che reggevano l’Apadana realizzata da Dario il Grande e l’infinita sequenza di finissimi bassorilievi che la adornavano. In Grecia non esistevano costruzioni che potessero essere paragonate allo splendore di quei palazzi reali, alla imponente scalinata del Tripylon che aveva al suo culmine tre porte.
Lo sfarzo della corte persiana è attestato dallo stupore degli autori greci. Ma anche dai rinvenimenti archeologici della Tesoreria di Persepoli, che pure costituiscono solo le briciole rimaste dopo il saccheggio macedone, e da un alto numero di manufatti di arte suntuaria – vasellame, armi, gioielli e ornamenti – rinvenuti in diversi luoghi dell’altopiano e del resto dell’Asia. Di tale ricchezza e delle caratteristiche dell’arte di corte persiana, forniscono un esempio alcuni dei manufatti preziosi presenti nella mostra di Aquileia, che ne illustrano in un certo senso le origini, la nascita e la maturità: qui i tori e i leoni richiamati nel titolo non sono solo legati alla tradizione mesopotamica ed elamita, ma anche a quella del mondo iranico dell’Età del Ferro, in cui forte è la presenza di elementi animalistici connessi a un’origine nomadica. I preziosi reperti in mostra coprono un arco temporale assai lungo e sono testimonianza di due dinastie fondamentali dell’Iran preislamico: gli Achemenidi e i Sasanidi. Ma sono anche, al di là del loro enorme valore storico artistico, e quindi prestiti davvero eccezionali, oggetti di una bellezza rara”.

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