
La mattina del 7 Giugno, nel pulviscolo del sole che si era da poco levato e feriva i loro occhi, comparbe controluce una città dalle mura bianche appena rosate dai raggi obliqui.
Si era in un punto in cui la strada proveniente da Emmaus faceva un’ampia curva verso est: lì era, secondo la tradizione, la tomba del profeta Samuele (Nabi Samwil, dicevano gli arabi…) che i musulmani avevano trasformato in moschea.
Mons Gaudii, chiamavano quel luogo i pellegrini.
Tutti si accalcavano sul ciglio della strada, si additavano a vicenda le mura lontane, cadevano in ginocchio e piangevano.
Anche Rimondino si sentiva gonfie e rosse le palpebre: e non era la sabbia del deserto, non era l’aria fresca del mattino, non era il riverbero del sole nascente.
Tratto da “L’avventura di un povero crociato” di Franco Cardini