
L’aria era ormai piena dell’odore di Gerusalemme. Era un odore nuovo, che pochi avvertirono subito perchè pochi avevano dimestichezza con la Scrittura.
Un lontano afrore di sabbia bagnata, di pozzi profondi, di frutti e rami di palma seccati, di sudore di cammello, di vecchio vino rosso maturato a lungo in giare di terracotta, d’olio d’oliva, di semi di sesamo, di grani d’incenso, di pane cotto sulla pietra rovente.
L’odore di Gesù: dei Suoi capelli che avevano forse mantenuto sempre qualcosa del balsamo versato dalla donna di Magdala; delle Sue mani che carezzavano la testa dei bambini e le occhiaie profonde dei ciechi; della Sua veste che la pagana sofferente di flusso sanguigno aveva appena osato sfiorare certa della salute, e la sua fede l’aveva salvata.
Un Gesù così diverso dal Pantokrator dallo sguardo terribile delle grandi cupole di Costantinopoli; dal Re e Giudice vittorioso dei timpani delle chiese abbaziali; dal Sire coronato e invincibile che scrutava i fedeli dall’alto della croce della cattedrale di Lucca.
tratto da “L’avventura di un povero crociato” di Franco Cardini