
“È l’alba della cosiddetta astronomia gravitazionale. D’ora in avanti la nostra visione del cosmo non sarà più la stessa. Abbiamo iniziato a studiare l’universo in un modo completamente nuovo. Come quando Galileo Galilei, più di quattro secoli fa, puntò per la prima volta verso il cielo il suo cannocchiale. Di onda in onda, gli studiosi stanno aggiungendo il sonoro al film dell’universo, finora muto. Si sono messi in ascolto con un sesto senso, nuovo di zecca, per “studiare l’invisibile”, come ama ripetere Fulvio Ricci. “È la conferma che aspettavamo. L’astronomia gravitazionale è realmente iniziata”, commenta entusiasta Ricci, dopo aver dato insieme ai colleghi Usa l’annuncio della cattura di un secondo sussurro cosmico. Le onde gravitazionali sono, infatti, debolissime, pur essendo molto comuni nel cosmo. Persino il nostro corpo le produce, muovendosi. E, al tempo stesso, è deformato dal loro passaggio. Anche se troppo poco perché ciascuno di noi possa accorgersene”.