
Le Remorqueur du Champ de Mars, Robert Doisneau
Zen è “la coscienza quotidiana”, come l’ha definito Matsu (morto nel 788). Questa “coscienza quotidiana” non è altro che “dormire quando si è stanchi, mangiare quando si ha fame”. Non appena noi consideriamo, riflettiamo e formiamo concetti, l’inconsapevolezza originaria va perduta e sorge un pensiero. Non mangiamo più quando mangiamo, non dormiamo più quando dormiamo. La freccia è scoccata, ma non vola diritta al bersaglio, e anche il bersaglio non è là dove deve stare.
L’uomo è un essere pensante, ma le sue grandi opere vengono compiute quando non calcola e non pensa.
Dobbiamo ridiventare “come bambini” attraverso lunghi anni di esercizio nell’arte di dimenticare se stessi. Quando questo è raggiunto, l’uomo pensa eppure non pensa. Pensa come la pioggia che cade dal cielo; pensa come le onde che corrono sul mare; pensa come le stelle che illuminano il cielo notturno; come le foglie verdi che germogliano sotto la brezza primaverile. Infatti è lui stesso la pioggia, il mare, le stelle, il verde.
Daisetz T. Suzuki dall’Introduzione a “Lo Zen e il tiro con l’arco” di Eugen Herrigel, ed. Adelphi.
Link: http://www.adelphi.it/libro/9788845901775
In quel momento, i discepoli si avvicinarono a Gesù, dicendo: “Chi è dunque il più grande nel regno dei cieli?” Ed egli, chiamato a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: “In verità vi dico: se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Chi pertanto si farà piccolo come questo bambino, sarà lui il più grande nel regno dei cieli. E chiunque riceve un bambino come questo nel nome mio, riceve me”. (Matteo 18, 1 -5 )
“Guardatevi dal disprezzare uno di questi piccoli; perché vi dico che gli angeli loro, nei cieli, vedono continuamente la faccia del Padre mio che è nei cieli”. (Matteo 18, 10)