
Un silenzio a perdita d’occhio accoglie chi si pone di fronte alle immagini di Industrial, ultima opera di Marcantonio Lunardi. Un silenzio amplificato dalla profondità e dall’assenza di umanità. A dominare sono infatti manufatti industriali ma dei loro artefici non v’è traccia.
Profondità spaziale come metafora delle conquiste dell’era industriale, di quel progresso che si voleva senza limiti e che avrebbe spalancato all’uomo un’età di benessere infinito.
Nelle profondità raggiunte durante una corsa col tempo andata fuori controllo invece l’uomo si è perso.
L’opera di Marcantonio Lunardi esprime così in immagini la distanza che è necessario percorrere per recuperare umanità e solidarietà in modo da riportare calore fra gli spazi e fra le persone.
Una necessità che si fa ogni giorno più urgente perchè in quei grandi spazi vuoti e freddi dove crescono rigogliose solitudine e esclusione i limiti (The Edge) sono labili e facilmente vi si infilano gli istinti e i sentimenti peggiori.
Così il silenzio risuona anche nella Parigi martoriata dalle stragi terroristiche, scenario del video The Edge percorso da un solitario avatar, rappresentazione virtuale dell’umanità, spaesato di fronte all’orrore e ai livelli a cui si è giunti.
Tutto quell’odio, tutta quella rabbia che contempla provengono anch’essi dall’umanità e ammoniscono a imparare dagli errori.
Quel tremendo risentimento è portato infatti da uomini e donne appartenenti a mondi esclusi da quell’era di progresso indefinito e che ora bussano alle nostre porte attirati dal suo miraggio.
Le immagini di Industrial invitano a riflettere e scuoterci da un’illusione di cui dovevamo essere consumatori e che invece ci ha consumato in modo da offrire a noi e a loro nuove possibilità di riempire di umanità gli spazi che abitiamo. (S. Vannucchi)
Link: http://www.artslife.com/2016/03/23/industrial-di-marcantonio-lunardi-a-pietrasanta/