Effimeri esploratori dell’Infinito

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Abituati alla “navigazione antica, che si muoveva prudentemente da un capo all’altro cercando nella costa sempre in vista il proprio timido orientamento dove troveremo noi la nostra bussola, se tutto ciò che prima chiamavamo con quel nome è stato dichiarato vetusto e si getta tra i rifiuti?”
Chè la Stabilità è stata dichiarata “vetusta”, da rottamare, e gettata tra i rifiuti con tutti i riferimenti che portava con sè e al suo posto è stata fornita la Flessibilità.
Una bussola che, come le regole del mercato del lavoro e delle pensioni, cambia Nord ogni giorno, in un “delirio periodico più o meno definito”.

Così per chi cerca e si cerca (perchè i “punti de repère” sono importanti per tenere in equilibrio ma anche per definirsi) è possibile, come in un Sogno, incontrare nel frammento di Groussac, scelto da Borges per la sua raccolta sul reame di Morfeo “Libro di Sogni”, una delle migliori rappresentazioni della Precarietà.
Togliendo “pietre miliari” quali “lavoro, il regolare susseguirsi degli atti abituali” e tutto ciò che può portare a costruire “il focolare, la famiglia” si sono tolti possibilità di realizzarsi e riferimenti portando tanti lontano dai “punti de repère che tengono in equilibrio la ragione precaria”, obbligando a una navigazione a vista, giorno per giorno quando non a un arenarsi nelle secche di disoccupazione, depressione, senso di inutilità. O a prendere il mare dell’emigrazione verso lidi forse più sicuri.

Il Sogno assorbe una parte considerevole della nostra vita, e d’altronde sembra palese che sognare sia una forma intermittente di follia, un delirio periodico più o meno definito. Delirare, secondo l’etimologia, significa propriamente “seminare fuori dal solco”. Quest’idea non implica che il solco sia tracciato male o che la semente sia marcia, ma solo che è impropria, sbagliata la direzione. E tale è il delirio nella sua forma comune: una serie di atti o parole incoerenti, privi di logicità e appropriatezza; senza che ciò impedisca che singolarmente, ogni azione possa essere ragionevole e ogni parola corretta. E’ forse diversa la definizione di Sogno?
Quella che è stata chiamata “instabilità mentale” non è un accidente, ma il nostro modo di essere fisiologico. A chi studia il corpo umano sembra un continuo miracolo la stabilità della salute; cosa dire dunque del nostro apparato cerebrale, che ogni ventiquattr’ore entra nel cono d’ombra della sua ragione eclissata? Non è prodigioso che ogni mattina, con la buona e santa luce del giorno, emerga intatta dalle tenebre e dai fantasmi notturni anche l’intelligenza?
Senza dubbio il focolare, la famiglia, i volti noti e amati, il lavoro, il regolare susseguirsi degli atti abituali sono altrettante pietre miliari e punti de repère che tengono in equilibrio la ragione precaria.
Essi la guidano per il labirinto di scogli nel quale potrebbe naufragare: proprio come avveniva nella navigazione antica, che si muoveva prudentemente da un capo all’altro cercando nella costa sempre in vista il proprio timido orientamento. Ma poi è arrivata per il navigante la bussola tutelare, che gli ha permesso di solcare di notte come di giorno il mare tenebrosum.
Effimeri esploratori dell’Infinito, dove troveremo noi la nostra bussola, se tutto ciò che prima chiamavamo con quel nome è stato dichiarato vetusto e si getta tra i rifiuti?

Paul Groussac, El viaje intelectual (1904)
tratto da Libro di Sogni di Jorge Luis Borges