
Tanto tempo fa sulle rive di un lago un Uomo speciale compì un prodigio moltiplicando pani e pesci per una folla assiepata sulle rive.
Uomini e donne affamati di tutto (cibo, Verità, Giustizia, Libertà, Spiritualità) che, è scritto, non riconobbero né l’Uomo né il nutrimento interiore di cui quei pani e pesci erano metafore.
La Moltiplicazione, così come il rapporto con il Divino, sono insiti nell’animo umano fin dalle origini.
Così, la tradizione cristiano-cattolica e il consumismo che spesso ne fa merce ricorrono spesso nella parabola artistica di Lunardi e non potrebbe essere diversamente in quanto elementi portanti della nostra società.
Una società che vede l’attualità del lungo percorso fatto dall’uomo nel confronto con Moltiplicazione e Divino.
Ai tempi in cui si svolse quel famoso evento sulle rive di un lago c’era chi cercava modi per moltiplicare raccolti, ricchezze, schiavi e chi era in attesa di Messia portatori di un rinnovamento totale degli animi e del mondo.
Nel corso dei secoli poi l’uomo ha continuato a cercare di accumulare, denari e piaceri come risposte, perfezionando metodi per garantirsi una soddisfazione sempre sfuggente. Con le età dell’industria e del consumo l’uomo ha raggiunto il culmine del progresso nei sistemi di moltiplicazione compiendo anch’esso, a suo modo, un prodigio raggiungendo la capacità “divina” di riprodurre in quantità indefinita gli Oggetti. Quegli “oggetti” che sono un’altra costante dei lavori di Lunardi.
In una prima fase le persone pian piano vennero trattate come oggetti. Alla catena di montaggio i gesti ripetuti ossessivamente per anni esaltarono la parte “meccanica” dell’uomo rendendolo mero ingranaggio della macchina produttiva in crescita.
Nei periodi più bui dell’umanità poi uomini e donne vennero spersonalizzati. Rasati, denutriti, vestiti tutti allo stesso modo, marchiati. L’individualità annullata fino a che non restano che serie di meri numeri di ingranaggi terribili, cifre di una contabilità tanto più tremenda quanto più fredda e burocratica. All’uomo, una volta caduto in tale gorgo, non resta che poco più di un respiro (Anthropometry).
Oggi addirittura, come viene detto da uno dei protagonisti de “Il grande Lebowski”, si “trattano gli oggetti come persone”.
Sì, perchè attraverso radio, tv, computer ecc.. gli oggetti hanno preso vita (e Intelligenza Artificiale) e spesso hanno preso la Vita delle persone che li posseggono.
Al punto che poco sarebbero senza quel collegamento divenuto vitale che spinge a fare di tutto per apparire nella realtà virtuale e senza il quale si è persi. O salvati. (The Idol).
A furia di moltiplicare e di vedere la propria individualità moltiplicata negli oggetti si è così arrivati al punto che quell’Uomo speciale, a cui tanto tempo fa folle guardavano sulle rive di un lago, è stato disconosciuto e al suo posto l’uomo ha sistemato il prodotto del suo “miracolo”.
Così sull’altare verso cui guarda la piccola folla di The idol non vi è un crocifisso, ma dei televisori che possono fornire però solo risposte effimere come un brand o una moda passeggera, prodotti della spinta al Consumo che le sorregge e guida.
Quella soddisfazione, quelle risposte continuano così a sfuggire e quel vero e proprio “corpo a corpo” con aspetti della nostra realtà che è il lavoro di Lunardi apre piccoli, significativi squarci nella ricerca e nel confronto che ci accomunano dall’Inizio.
Ci sono respiri dentro i freddi contenitori di Anthropometry così come c’è un respiro dietro lo sguardo che compare nello schermo nel finale di The Idol.
E c’è possibilità di staccare il ciclo perverso così come il filo che ci connette a una versione comunque mediata di noi stessi.
Lunardi ce lo ricorda riportandoci a noi stessi, illuminando i rischi di trattare le persone come oggetti e gli oggetti come persone, ponendo al centro la Persona dietro la moltiplicazione e la realtà virtuale.
Link: http://www.marcantonio.eu/it/
http://www.luccamuseum.com/it/taxonomy/term/5/marcantonio-lunardi-life-30