Altrove. Nel mio principio

Moher

East Coker

Nel mio principio è la mia fine. Una dopo l’altra
Case sorgono cadono crollano vengono
Ampliate vengono
Demolite distrutte restaurate o al loro posto
C’è un campo aperto o uno stabilimento o
Una via di circonvallazione. Vecchia pietra
Per costruzioni nuove vecchio legname
Per nuovi fuochi, vecchi fuochi
Per cenere e cenere
Per terra che è carne e pelo
Escrementi, ossa
Di uomo e di bestia stelo di grano
E foglia. Case
Vivono e muoiono: c’è un tempo per costruire
E un tempo per vivere e generare
E un tempo perché il vento infranga
Il vetro sconnesso e scuota il rivestimento
Di legno dove trotta il topo, e scuota
Il logoro arazzo ricamato con un motto silenzioso.

Nel mio principio è la mia fine. Ora la luce
Cade per il campo aperto, lasciando
La via incassata riparata dai rami, buia
Nel pomeriggio dove ci si appoggia contro una sponda
Mentre passa un carro e la via incassata
Insiste nella sua direzione fin dentro al villaggio nel caldo
Elettrico ipnotizzata. In una calda caligine
La luce afosa è assorbita, non rifratta
Dalla pietra grigia. Le dalie
Dormono nel silenzio vuoto. La civetta
Non si farà attendere.

In quel campo aperto
Se non venite troppo vicini, se non
Venite troppo vicini, una mezzanotte d’estate
Potrete udire la musica
Del flauto sottile e del tamburo
Piccolo e vederli danzare intorno al falò
L’associazione dell’uomo e della donna
In danza, quale di matrimonio è significazione, sacramento
Degno e conveniente. A due
A due, congiunzione necessitata
Tenendosi l’un l’altro per la mano o il braccio
Che figura è di concordia. Giro a giro
Al fuoco, balzando tra le fiamme
O uniti in circolo, rusticamente
Solenni o in rustiche risate
Alzando piedi pesanti in scarpe goffe, piedi
Di terra piedi
Di argilla alzati
In allegria campagnola, allegria
Di quelli che da lungo tempo sotto terra
Nutrono il grano. Attenti al tempo attenti
Al ritmo della loro danza come a quello
Del loro vivere nelle viventi stagioni
Il tempo delle stagioni e delle costellazioni
Il tempo della mungitura e il tempo del raccolto
Il tempo della copula tra l’uomo e la donna
E quello delle bestie. Piedi che si alzano
E cadono. Mangiare
E bere. Letame
E morte.

Spunta l’alba, e un altro giorno
Si prepara a calore e silenzio. Al largo
Increspa e scivola. Io sono
Qui, o là, o
Altrove. Nel mio principio.

Thomas Stearns Eliot

Il poemetto, secondo dei “Quattro Quartetti”, prende il nome da East Coker, villaggio del Somersetshire vicino al mare, dal quale Andrew Eliot, antenato di T.S. Eliot, partí per emigrare in America.
Pubblicato nel 1940, East Coker è incentrato sul motto di Maria Stuarda “En ma fin est mon commencement” che Eliot rovescia in incipit (“Nel mio principio è la mia fine”) per ricomporlo in chiusura (“Nella mia fine è il mio principio”).
Si avverte anche un richiamo al frammento 70 di Eraclito: “Il principio e la fine sono la stessa cosa”.
Secondo la volontà di Eliot le sue ceneri riposano nella chiesetta di St. Michael a East Coker.
Eliot morì il 4 Gennaio 1965 a Londra e le ceneri furono portate a East Coker in Aprile, mese cui la poetica di Eliot è legata.
Sulla lapide che ricorda il poeta sono citati i versi:
“nel mio principio è la mia fine” — “Nella mia fine è il mio principio”.