
Francis, Zelda e Scottie a Roma, 1924
“Credo che poche persone, più di noi, abbiano visto di prima mano aspetti più vari della vita; abbiano conosciuto qualità di persone più diverse o partecipato a più irresistibili destini. I tronchi lamenti dell’usignolo che echeggiavano malinconicamente durante quei primi anni su una Riviera deserta; Parigi nel roseo chiarore dei primi lampioni con le viole vendute davanti al Cafè Weber e le rose tinte ai piedi della Madeleine; l’assordante prerogativa delle trombe dei tassì e gli alberghi pieni di gente nuova tutta liberata da stanche sequenze di vita vissuta in qualche altro posto. Ricordi, per caso, i passerotti del Cafè Dauphine e come in quelle mattine di festa davi loro briciole di pane da mangiare?
Poi vedemmo anche Roma prima che i nuovi fasti del fascismo avessero cominciato a sbiadire e sorseggiammo l’aperitivo nell’ombra eterna di Piazza Colonna e passammo come fantasmi per i bui corridoi di oscuri alberghi. Andammo a Londra a vedere la nebbia e trovammo Tallulah Bankhead che forse era là per lo stesso motivo. Poi la nebbia si alzò e noi cercammo Pretti Lady di Arnold Bennett e le opere di Comtpon McKenzie che Papà tanto amava, e bevemmo una curiosa, notturna bottiglia di champagne con i membri della squadra di polo britannica. Andammo a cena con Galsworthy e a pranzo con la moglie di Randolph Churchill e bevemmo il tè tra i dolci ricordi della casa di Shane Leslie, che poi ci condusse a vedere i borsaioli in azione a Wopping. E come lavoravano!
Non so quante altre cose vedemmo; visitammo Venezia e andammo a trovare i Murphy a Salisburgo nelle roccaforti infestate dai nani dei laghi neri come l’inchiostro e dei sentieri fragranti d’abeti e a Monaco occupammo l’appartamento reale…per gentile concessione dei proprietari. La tua generazione è l’ultima testimone della Grazia e della festosità di quei giorni della dottrina del libero arbitrio. Sono così contenta che tu abbia potuto vedere dov’era il Premio e saggiarne le qualità prima della fine”.
Gli “anni del Paradiso” in un frammento di una lettera di Zelda Scott Fitgerald alla figlia Scottie Fitzgerald Smith. Dall’introduzione scritta da Scottie per la raccolta di racconti di Francis Scott e Zelda Fitzgerald “Lembi di Paradiso”, Ed. Mondadori