Giubileo

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Giubileo deriva dalla parola ebraica yôbêl: un corno di ariete (shofar) al cui suono veniva proclamato l’anno del Giubileo. La parola ebraica yôbêl fu poi tradotta con il greco “aphesis” che vuol dire “remissione”, “rinvio”, “liberazione”. Nell’Antico Testamento sono presenti dunque due significati del termine “Giubileo”, uno legato alla celebrazione giubilare, l’altro di carattere sociale ed etico.
Il Giubileo nell’Antico Testamento veniva celebrato ogni 50 anni e durava un anno: “Conterai anche 7 settimane di anni, cioè 7 volte 7 anni; queste 7 settimane di anni faranno un periodo di 49 anni. Al decimo giorno del settimo mese, farai squillare la tromba dell’acclamazione; nel giorno dell’espiazione farete squillare la tromba per tutto il paese. Dichiarerete santo il cinquantesimo anno (Lev 25, 8-10).”
Alla celebrazione del Giubileo sono legati il riposo della terra, il suo riscatto con relativo condono del debito e la liberazione degli schiavi:
“Il cinquantesimo anno sarà per voi un Giubileo; non farete né semina, né mietitura di quanto i campi produrranno da sé, né farete la vendemmia delle vigne non potate. Poiché è il Giubileo; esso vi sarà sacro”. (Lev 25, 11-12)
“In quest’anno del Giubileo, ciascuno tornerà in possesso del suo. Se uno non trova da sé la somma sufficiente a rimborsarlo, ciò che ha venduto rimarrà in mano al compratore fino all’anno del Giubileo; al Giubileo il compratore uscirà e l’altro rientrerà in possesso del suo patrimonio”. (Lev 25, 13.28)
“Se il tuo fratello che è presso di te cade in miseria e si vende a te, non farlo lavorare come schiavo; sia presso di te come un bracciante, come un inquilino. Ti servirà fino all’anno del Giubileo; allora se ne andrà da te insieme con i suoi figli, tornerà nella sua famiglia e rientrerà nella proprietà dei suoi padri. Poiché essi sono miei servi, che io ho fatto uscire dal paese d’Egitto; non debbono essere venduti come si vendono gli schiavi”. (Lev 25, 39-42)
Alla base di tutto vi erano tre punti cardine della fede d’Israele nel Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe:
a) la Terra è di Dio (Lev 25, 23-28). Il settimo giorno consacrato al Signore ne faceva il Signore del Tempo. Così il riposo della terra simboleggiava Dio quale Signore della Terra.
b) Era importante ripristinare l’antica uguaglianza sociale che vigeva al tempo delle federazioni delle tribù, contro l’aumento del pauperismo e dell’asservimento dei debitori.
c) il popolo d’Israele è stato liberato dalla schiavitù d’Egitto per servire il Signore. Non potevano dunque esserci schiavi fra gli israeliti.
Inoltre il capitolo 25 del Levitico fa parte di una serie di capitoli (17-26) chiamati “Codice di Santità” e la cui frase programmatica è: “Siate santi, perché io, Jahvè, Dio vostro, sono santo” (Lev 19, 2). Alla radice di queste norme vi è l’invito ad una santità che non tollera ingiustizie e che rivela il suo lato misericordioso.