Nelle caverne di Moria, oggi

frodo-gandalf1

GANDALF: È Gollum. Sono tre giorni che ci segue.
FRODO: E’ fuggito dai sotterranei di Barad-dûr?
GANDALF: Fuggito… O lasciato andare? E ora l’Anello lo ha attirato qui. Non si libererà mai del bisogno di averlo. Lui odia e ama l’Anello, come odia e ama se stesso. La vita di Sméagol è una triste storia… Sì, Sméagol si chiamava una volta. Prima che lo trovasse l’Anello. Prima che lo portasse alla pazzia.
FRODO: Che peccato che Bilbo non l’abbia ucciso quando poteva!
GANDALF: Peccato? E’ stata la pena che gli ha fermato la mano. Molti di quelli che vivono meritano la morte e molti di quelli che muoiono meritano la vita. Tu sei in grado di valutare, Frodo? Non essere troppo ansioso di elargire morte e giudizi. Anche i più saggi non conoscono tutti gli esiti. Il mio cuore mi dice che Gollum ha ancora una parte da recitare, nel bene o nel male, prima che la storia finisca. La pietà di Bilbo può decidere il destino di molti.
FRODO: Vorrei che l’Anello non fosse mai venuto da me. Vorrei che non fosse accaduto nulla.
GANDALF: Vale per tutti quelli che vivono in tempi come questi, ma non spetta a loro decidere. Possiamo soltanto decidere cosa fare con il tempo che ci viene concesso. Ci sono altre forze che agiscono in questo mondo, Frodo, a parte la volontà del Male. Bilbo era destinato a trovare l’Anello, nel qual caso anche tu eri destinato ad averlo. E questo è un pensiero incoraggiante.

Il dialogo fra Gandalf e Frodo nelle caverne di Moria attraversa il tempo tanto che potrebbe svolgersi ovunque “in tempi come questi”.
J. R. R. Tolkien, come Shakespeare o Melville, era una delle voci dello “spirito del tempo” pertanto connesso, nei modi inesplicabili dell’Arte, con narrazioni e significati universali. Grazie al talento della scrittura, alla passione, alla cultura e all’esperienza.
Scrittore, filologo, glottologo, linguista e grande conoscitore della mitologia e della letteratura antica soprattutto nordica, da Beowulf all’Edda di Snorri e oltre, che risuona ovunque nelle sue opere. E reduce da una delle più spaventose guerre della Storia umana che fece aprire gli occhi a lui come a molti sulla pericolosità di una fiducia illimitata nel progresso e nella scienza.
Tolkien conosceva il potere della Parola e dell’immaginazione ma anche cosa possono provocare la malvagità e la follia umane.

Fin da piccolo dimostrò capacità linguistiche fuori dal comune eccellendo in latino e greco ma anche gotico e finnico. Lingue che gli saranno utili per approfondire la sua conoscenza di miti, leggende e Saghe.
Durante la I guerra mondiale combattè nei Lancashire Fusiliers sul fronte occidentale partecipando alla terribile Battaglia della Somme dove i tre suoi migliori amici persero la vita.
Nel 1919 conseguì il titolo di Master of Arts. Nel 1921 diventò insegnante di Lettere all’Università di Leeds. Nel 1925 fu nominato professore di Filologia Anglosassone all’Università di Oxford. In quegli anni cresce la grande amicizia con C.S. Lewis, autore delle Cronache di Narnia, col quale fonda il Circolo degli Inklings.
Nel 1945 gli fu affidata la cattedra di Lingua inglese e Letteratura medievale del Merton College dove insegnò fino al ritiro dalla docenza nel 1959.
Specializzato nel dialetto medievale dell’Inghilterra centro-occidentale (zona di origine della famiglia), tradusse e commentò molti testi antichi che vengono ancor oggi studiati.
Nel 1961 C.S. Lewis segnalò Tolkien alla giuria del Premio Nobel per la letteratura ma la sua scrittura venne definita “prosa di seconda categoria”.