Duemila anni dopo ancora il Senato. A quel tempo Augusto esautorò quella che era l’ombra dell’organo che fece grande la Res publica romana e la espanse in tutto il Mediterraneo. Memore dell’esperienza di Cesare lo fece senza presentarsi come dittatore bensì come restauratore degli autentici valori romani. Così, in modo del tutto legale e con l’appoggio del Senato, accentrò in sè tutto il potere. Non era uno stratega bellico come Cesare, ma aveva oratoria, fiuto politico, talento organizzativo e nello scegliere i collaboratori, cinismo e spietatezza e soprattutto una Visione di una Roma rinnovata su nuove basi. La ricostruì dalle fondamenta con un vasto programma che toccò tutti gli aspetti: edilizia, esercito, amministrazione, giustizia, organizzazione delle Province, comunicazione, cultura. Tolse di mezzo chi si opponeva certo, ma scelse altri Geni, da Agrippa a Mecenate a Tiberio, come collaboratori. Portò fuori Roma dalle guerre civili che avevano funestato la fine della Repubblica e le diede un sistema e un ordinamento per reggere il peso di quella che non era più una Città-stato ma un Impero, garantendo altri secoli di stabilità e prosperità. In duemila anni tanti hanno provato a imitarlo, pochi vi si sono avvicinati. Oggi purtroppo molto pochi studiano la sua esperienza e la Storia romana, così come la Storia in generale. Sarebbe di grande aiuto a chi riforma il Senato intendendo rifondare uno Stato. Si potrebbe scoprire se non altro che in fatto di “rottamazioni” si è solo gli ultimi arrivati. E che il programma non è granchè. Si potrebbero scoprire ingredienti fondamentali per riformare come il Dubbio e l’Umiltà.
