L’Irlanda e le immense epopee

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“Nel 1922, in una delle cittadine del Connaught, io ero uno dei molti che cospiravano per l’indipendenza dell’Irlanda. Dei miei compagni sopravvissuti, alcuni si sono volti a lavori pacifici; altri, paradossalmente, si battono nei mari o nel deserto sotto i colori inglesi. Uno, il più valoroso, morì nel cortile d’una caserma, fucilato all’alba da uomini pieni di sonno: altri (non i più sfortunati) caddero nelle anonime e quasi segrete battaglie della guerra civile.
Eravamo repubblicani, cattolici; eravamo – sospetto – romantici. L’Irlanda, per noi, non era solo l’utopico avvenire e l’intollerabile presente; era un’amara e affettuosa mitologia, era le torri circolari e le rosse paludi, era il ripudio di Parnell e le immense epopee che cantano di tori rubati, tori che in un’altra incarnazione furono eroi e in altre pesci e montagne…”.

Jorge Luis Borges, dal racconto “La forma della spada” inserito nella raccolta dal titolo “Finzioni”