Arturo Paoli a 10 anni nel 1922
A dir la verità quando penso alla parola “Arturo” penso alla stella Arturo o Arcturus, la stella più luminosa della costellazione di Boote, terza stella più brillante dell’intera volta celeste, dopo Sirio e Canopo.
“Arcturus” poi mi richiama alla mente uno dei miei personaggi preferiti. Re Artù con il suo leggendario mondo.
Comunque, ogni volta che si incontra Arturo Paoli si ha a che fare con la Luce e la Regalità. La Luce del suo Amico, che lui contempla di primo mattino prima che sorga il Sole, e la sua Luce di Profeta che ha illuminato ormai un secolo attraverso, come accade per i veri annunciatori del Verbo, parole e azioni fatte sempre di Regale Leggerezza, anche nelle situazioni più drammatiche. Perché sempre tese, come dice lui riprendendo Teilhard de Chardin, ad “amorizzare” il mondo.
La stessa vita di Arturo ha avuto chiaramente la protezione della Luce. Incarnatasi in uno sconosciuto soldato tedesco che gli aprì la porta della cella e gli permise la fuga quando ormai la sua sorte sembrava segnata. Così come tempo dopo, una volta che la sua missione si fu spinta in Sudamerica, Arturo è stato “protetto” dalla caccia che veniva data dai sicari delle dittature agli annunciatori della parola ribelle della Teologia della Liberazione.
Ogni volta che incontro Arturo Paoli non è banale anche perché mi richiama alla mente in una sola esperienza molto del mio vissuto e del mio contrastato rapporto con la Chiesa.
Arturo fa spesso riferimento alla fondamentale presenza della Donna e alla necessità che ad essa venga dato il giusto spazio e la giusta voce all’interno della Chiesa anche per poter instillare in essa linfa e parola nuova.
Io ho conosciuto la Chiesa attraverso la Donna. Una prima donna, mia nonna, mi ha introdotto al suo lato tradizionale, rituale, di semplice devozione popolare.
Un lato anche molto rigido, verso il corpo, il peccato, molto centrato sull’obbedienza. Quello in cui anche Arturo è cresciuto e da cui si è allontanato quando, durante il suo duro noviziato presso la fraternità di Charles de Foucauld, si è manifestata in lui l’esigenza di sostituire all’obbedienza l’”alfabeto dell’amore”.
Ad introdurmi a questo altro lato è stata un’altra donna. La relatrice della mia tesi, fiorentina con più di un contatto con quell’ambiente ricco di vitalità forgiato da uomini come La Pira, che Arturo ha incontrato.
La prima relazione che mi ha chiesto di scrivere ha avuto come argomento la Teologia della Liberazione. Proprio quella cui Arturo ha dato un grande contributo con la sua attività in Sudamerica e con il suo testo “Dialogo della Liberazione” che verrà ripreso da uno dei massimi teologi della corrente sudamericana, Gustavo Gutierrez.
Grandi figure hanno incarnato la Teologia della Liberazione e grande è stata ed è tutt’oggi l’opposizione della Chiesa ad essa. Figure come Helder Camara o Oscar Romero sono relegate nell’ombra e l’attenzione è portata su altre figure, su altri fatti distogliendola dal brillare e dal calore di quelle luci, ma non ci riesce.
Perchè, come per Arcturus, Luce e Regalità emana da esse. Così come emana da Maria, la Donna più importante della Chiesa. Senza la quale non si parlerebbe di Figlio dell’Uomo. Senza la quale, come sostiene Arturo, manca una parte fondamentale di quella Leggerezza che lui diffonde e che sola può riportare in alto la Chiesa. (S. Vannucchi, tratto da “Tu sei solo un viaggio”)
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