“Quando in uno studio sull’Ellenismo si voglia parlare di Politica, bisogna anzitutto mettere in chiaro cosa si vuol dire con questa espressione. Attività politica per il Greco non è semplicemente l’occuparsi direttamente degli affari dello Stato, ma significa in senso amplissimo ogni forma di espressione, ogni estrinsecazione nella polis della propria personalità. Politico non è solo l’uomo che partecipa all’amministrazione pubblica, ma ogni cittadino libero che in un modo o nell’altro ha una sua funzione nella vita della polis, e sopra ogni altro lo è colui che agisce come educatore dei giovani nella città, come il poeta o il filosofo, i quali più di tutti influiscono profondamente sulla formazione della spiritualità della polis. Politiche diventano quindi tutte le attività spirituali dell’uomo; arte, religione e filosofia: non è concepibile nel mondo greco un religioso che dalla sua vita interiore sia condotto all’ascetismo, in modo da abbandonare completamente ogni convivenza con gli altri, come pure non esistono poeti che scrivano i loro versi per la posterità, senza curarsi di influire sulla poliso tutt’al più sui contemporanei.
…Quasi tutta la poesia…rientra in questo vasto concetto di politica: Omero era considerato dai Greci, sino a Platone e ad Alessandro Magno, come l’educatore per eccellenza, Callino, Tirteo e Solone esortavano con i loro versi alla virtù politica, Alcmane educava le vergini spartane al canto e alla danza, e tutta l’attività poetica di Aristofane è una lotta contro la democrazia. Lo Stato stesso riconosceva all’arte questa funzione politica: Atene pagava i suoi cittadini perchè assistessero alle tragedie e si educassero.
Per il moderno è difficile cogliere questo significato di politica, poichè al giorno d’oggi lo Stato è una cosa completamente diversa dalla polis greca, e la sfera d’azione politica è quindi ora per l’individuo ben distinta da quella morale”.
Tratto da “Filosofi sovrumani” (1939) di G. Colli, Ed. Adelphi.
