Camparino in Galleria, Milano

Campari Milano

Uno degli anniversari più originali che il 2015 porta con sé è il centenario dell’aperitivo, rito collegato a Milano e alla famiglia Campari che nel 1915 apre in Galleria Vittorio Emanuele II il Bar Camparino.
All’inizio di tutto si trova il Caffè dell’Amicizia, piccolo bar di Novara che il capostipite Gaspare Campari acquista nel 1860. Sono gli anni in cui prende vita la ricetta che diverrà famosa nel mondo. A Milano Gaspare arriva nel 1862 e apre il “Caffè Campari”, prima posto sotto il “Coperto dei Figini” (lato destro di Piazza Duomo,) poi nel 1867 all’angolo tra piazza Duomo e Galleria Vittorio Emanuele II da poco inaugurata.
In quel luogo Campari stabilisce anche l’abitazione, il ristorante e la bottiglieria. Nel laboratorio del retro bottega Gaspare crea gli elisir che lo avrebbero reso famoso: dal Bitter all’uso d’Hollanda al Cordiale.
E’ in quei luoghi che il 17 Novembre 1867 vede la luce Davide Campari, primo cittadino milanese a nascere in Galleria e creatore del Camparino, aperto all’angolo opposto rispetto al Caffè Campari.
Il nuovo locale cambierà il modo di bere Campari e sarà alla base del nuovo rito dell’aperitivo grazie a un impianto idraulico che dallo scantinato assicura al banco un flusso continuo di seltz ghiacciato.
Nel 1923-25 l’originale arredo in stile impero viene sostituito e il Camparino diviene un capolavoro di stile liberty con il banco dell’ebanista Quarti, i lampadari dell’artista-fabbro Mazzucotelli e i mosaici floreali del pittore Angelo D’Andrea che richiamano Klimt.
Dopo alterne vicende (nel 1990 il bar viene ampliato, incorporando anche i locali dell’ex Libreria dello Stato) il 3 Gennaio 2012 l’insegna del Camparino torna in Galleria. L’autore è Ugo Nespolo che si ispira al quadro “Rissa in galleria” di Boccioni, frequentatore del locale.
Riprendono così vita luoghi che hanno visto artisti come Verdi, Boito, Puccini, Illica e Giacosa fermarsi dopo le rappresentazioni al Teatro alla Scala. Cittadini comuni, intellettuali come Marinetti o il giornalista Albertini, colonna del Corriere della Sera, teste coronate come Umberto I ed Edoardo VII d’Inghilterra hanno gustato il Bitter. Fulcro di un rito e di un’atmosfera ben rappresentati dai celebri manifesti-réclame di Cappiello, Nizzoli, Dudovich, Depero.

Link: http://www.camparino.it/