“All’Accademia del Savini ci sono due sedute al giorno, quando non tre: all’ora di colazione, al ‘vermouth’ e dopo la chiusura dei teatri”.
L’atmosfera descritta da Sabatino Lopez, romanziere e critico teatrale, si può rintracciare tutt’oggi soffermandosi al Cafè Bistrot Savini, gioiello della restaurata Galleria Vittorio Emanuele II di Milano dove si affaccia l’elegante dehor. Ristorante, bistrot, boutique del cibo: oggi il locale, rilevato nel 2008 dalla famiglia Gatto, è una vera e propria impresa ma le sale ricche di marmi, affreschi, stucchi conservano un fascino senza tempo.
Perchè “il Savini è Milano come lo sono la Galleria e la Scala” come ha scritto Carlo Castellaneta.
Tutto inizia nel 1867 quando in Galleria viene aperta la Birreria Stocker, locale innovativo che diviene uno dei punti di riferimento della Belle Epoque meneghina. Letterati, giornalisti e altri personaggi di rilievo frequentano le sue sale allietati da concerti e spettacoli con orchestra e ballerine.
Virgilio Savini acquisisce il locale nel 1881 e lo trasforma con gusto e fantasia. Nel 1884 nasce il Savini, elegante mix di Caffè e Ristorante che, per la vicinanza al teatro Manzoni, diviene ben presto salotto principale dell’arte e della cultura tanto che Emilio Praga e gli “scapigliati” milanesi lo eleggono a loro “Parnaso”.
Dagli inizi del ‘900 illustri personaggi del mondo delle Arti frequentano il Savini: Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini, Pietro Mascagni, Arturo Toscanini, Eleonora Duse a Sacha Guitry. E poi ancora Arrigo Boito, Gabriele D’Annunzio, Giovanni Verga, Mosè Bianchi, Luigi Capuana, Emilio Praga.
Tommaso Marinetti confidò a Remo Mannoni a proposito di un banchetto di cucina “futurista” organizzato al Savini: “fu la nostra serata d’Ernani, anche se per l’occasione dovetti rinunciare al mio risotto giallo, indicibile punta di diamante di un’astuzia gastronomica che lo stesso Montaigne c’invidiava”.
Dopo la II guerra mondiale negli anni ’50 il Savini torna a splendere e l’elenco dei personaggi che lo frequentano si allunga ulteriormente: Maria Callas, Luchino Visconti, Charlie Chaplin, Ranieri e Grace di Monaco, Erich Maria Remarque, Lana Turner, Jean Gabin, Frank Sinatra, Ava Gardner, Carla Fracci, Henry Ford, Totò e Peppino de Filippo.
Eugenio Montale ha così descritto la “magia” del Savini: “La passione per la perfezione arriva sempre troppo tardi, a volte, per certe imprese non bastano cento anni, ma si manifesta sempre come passione per la poesia. In questo locale ho incontrato quella della cucina”.
