I rovinati d’Inghilterra

immigrants_on_an_atlantic_liner_1906Emigranti sull’Atlantico (1906)

“E’ durante un ennesimo viaggio, quello compiuto nel Giugno 1879 su una nave di emigranti alla volta dell’America, per raggiungere Fanny (che sposerà l’anno successivo), che Stevenson prende appunti per quel The Amateur emigrant (L’emigrante dilettante) che poi, per varie vicissitudini ma soprattutto per la violenta opposizione dei suoi amici e consiglieri letterari che lo considerarono un ritratto di vita troppo squallido e troppo minuto per gli standard di allora, potè essere pubblicato solo nel 1895, a morte avvenuta del suo autore. Si tratta di impressioni e scene della traversata oceanica che divengono però anche un esempio cospicuo dell’impegno di scrittore di Stevenson, di quel suo limpido e originale raccontare i fatti del mondo e quelli dello scrittore che li incontra umilmente, alieno da ogni altero professionalismo e da ogni retorica del bello scrivere o della nota lirica. Di coloro che, lasciando la Scozia puritana, s’imbarcano sul bastimento per la terra promessa d’America, scrive Stevenson, lieto di scrivere di sè come uno di loro:

Solo allora cominciai a capire quanto dura era stata la battaglia. Eravamo una compagnia di reietti: gli ubriaconi, gli incompetenti, i deboli, i prodighi, tutti quelli che erano stati incapaci di avere la meglio sulle circostanze in un paese ora fuggivano penosamente in un altro, e sebbene uno o due di loro potessero ancora aver successo, tutti erano già falliti. Eravamo un’imbarcata di fallimenti, i rovinati d’Inghilterra. Ma non si creda che ci si mostrasse depressi. Al contrario, c’era molta allegria a bordo“.

Tratto dall’introduzione di Francesco Binni a “Il Master di Ballantrae” di R.L. Stevenson, ed. Garzanti